wasp network recensione del film netflix di Olivier Assayas

Wasp Network, una spy-story d’autore nella terra di confine tra USA e Cuba

Wasp Network, Olivier Assayas e i Cuban Five nel film Netflix con Penelope Cruz e Ana de Armas

 

Gael Garcia Bernal e Penelope Cruz in una scena di Wasp Network, il film Netflix di Olivier Assayas

La fine della Guerra Fredda, l’asse USA-Cuba e la fuga dal comunismo per la ricerca del capitalismo. Tante le tematiche di cui si può fregiare Wasp Network (2019) di Olivier Assayas, eppure – nonostante le premesse – la complessa e stratificata opera del cineasta francese non sembra, mai, davvero ingranare.

Presentata, in concorso, alla 76° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Wasp Network ha fatto il giro del mondo sino ad arrivare al Toronto Film Festival 2019, non riuscendo a convincere, pienamente, la critica mondiale.

Lo stesso Assayas infatti, nel settembre 2019, ha compiuto degli aggiustamenti in post-produzione, dichiarando: “Potrei accorciare alcune parti e allungarne altre. La durata non subirà considerevoli variazioni, ma si tratta di guadagnare fluidità. Voglio che il film sia compreso anche da chi ignora totalmente le complessità della politica locale“.

A prescindere dall’aver o meno centrato l’obiettivo, Wasp Network può contare su un cast eccellente, a partire dal ritorno di Edgar Ramirez in un’opera di Assayas dopo la miniserie Carlos (2011), al Premio Oscar Penelope Cruz, all’ex-Narcos Wagner Moura, Ana de Armas all’ennesima – e convincente – prova drammatica, Gael Garcia Bernal, un inedito Tony Plana e Leonardo Sbaraglia; quest’ultimo in sostituzione di Pedro Pascal che ha dovuto abbandonare il progetto per conflitti d’agenda.

Sinossi

Basato su una storia vera. Nel dicembre del 1990, a L’Avana, il pilota di linea René Gonzàlez (Edgar Ramirez), decide di fuggire da Cuba a bordo di un aereo abbandonando la moglie Olga (Penelope Cruz) e figlia (Osdeymi Pastrana Miranda).

Arrivato in Florida si trasferisce a Miami dove incontrerà José Basulto (Leonardo Sbaraglia), Juan Pablo Roque (Wagner Moura), e Gerardo Hernàndez (Gael Garcia Bernal) con cui dar vita a un’organizzazione ribelle intenta ad abbattere il regime di Fidel Castro con una serie di attacchi terroristici.

Nonostante la forte piega anticastrista delle loro operazioni, i cinque dissidenti dovranno fare i conti con l’intelligence cubana e quella USA, e i danni collaterali saranno irreparabili.

Cuban Five

Edgar Ramirez in una scena di Wasp Network, il film Netflix di Olivier Assayas

Come detto, quella di Wasp Network è una vicenda realmente accaduta. I Cuban Five erano un gruppo di ufficiali cubani che furono arrestati nel settembre del 1998, a Miami, con l’accusa di cospirazione per tentato omicidio, spionaggio, e per aver agito in falsa rappresentanza del governo Cubano.

I Cinque avevano il compito di agevolare l’arrivo, negli Stati Uniti, dell’organizzazione paramilitare degli Alpha 66, i terroristi venezuelani dell’F4 Commandos, la CANF (Cuban American National Foundation) e la Brothers to the Rescue – tutte organizzazioni che andavano a formare La Red Avispa, per l’appunto, la Wasp Network.

Cuba affermò di sapere dell’operato dei Cinque dopo che per anni avevano negato perfino la loro esistenza. Affermò, così, che i Cinque furono mandati nel Sud della Florida non per controllare il Governo USA, bensì alcuni cubani in esilio; seguendo la scia di numerosi attentati terroristici organizzati, a L’Avana, dall’ex-agente CIA Luis Posada Carriles.

La vicenda, già abbastanza nebulosa, ebbe un trattamento giudiziario poco chiaro. Da una parte i Cinque affermavano che non avrebbero mai potuto ricevere un giusto processo vista l’attenzione internazionale sul caso dei Cuban Five.

Non dello stesso avviso, invece, fu il sistema giudiziario americano. La Corte d’appello d’Atlanta, nel 2005, negò ai Cinque la possibilità di un nuovo processo; lo stesso dicasi per la Corte Suprema che nel 2009 rifiutò di riaprire il caso. A Cuba, tuttavia, i Cinque sono visti oggi come degli autentici eroi nazionali.

Crisi matrimoniale all’ombra (lontana) di Cuba

Nonostante gli sforzi di Assayas di dare fluidità a un racconto così vasto e stratificato, Wasp Network paga la sua struttura narrativa al limite del kolossal. Tale struttura, formata da molteplici archi narrativi e da un racconto a-lineare con più punti di vista scenici e digressioni temporali, viene ripetutamente abbattuta da un montaggio approssimativo – incapace di dare respiro scenico a un racconto dalla spiccata accezione umana.

Perché, come se non bastasse, a una simile complessità strutturale, se ne aggiunge un’altra “di genere”. Wasp Network non riesce mai a prendere una strada precisa se sia quella dell’action/spy-movie o quella della crisi matrimoniale all’ombra (lontana) di Cuba.

Un’indecisione tematica che si evince proprio dall’andamento disorganico del racconto, generando cambi di ritmo che vanno ad inficiare sulla crescita caratteriale dei personaggi in scena – esponenziale e “senza respiro” – dando allo spettatore la sensazione di vedere due film diversi tra la prima e la seconda ora.

Il “sacrificio” dei personaggi femminili

Ana de Armas in una scena di Wasp Network, il film Netflix di Olivier Assayas

Già dal turning point che funge da pietra focale del racconto, Wasp Network si dispiega ora nell’epopea avventurosa del Rick di Ramirez, ora nel dover fare i conti con i danni collaterali e il dolore dell’assenza frutto di certe decisioni “subite” dalla Olga della Cruz.

Oltre alla crescita del conflitto scenico e della relazione tra i personaggi di Ramirez e Cruz, il racconto va ad arricchirsi di nuovi archi narrativi e di relazioni sceniche speculari e dicotomiche alle precedenti (come nel caso del Juan Pablo di Moura e della futura moglie Ana Margarita della de Armas).

Nel raccontare di un amore che rinasce e di un altro che si spegne, Assayas finisce con il bruciare lo sviluppo di personaggi femminili dall’enorme potenziale scenico – oltre che simbolico – ora di una moglie che cerca di ricucire il rapporto con il marito fuggiasco, per il bene della figlia, ora di una donna che, suo malgrado, si ritrova a pagare per le azioni degli altri dopo aver sfiorato il sogno di una normale vita familiare.

La vespa non punge

Gli sforzi di Assayas di ricalibrare il racconto, purtroppo, non pagano, e a una seppur minima crescita della fluidità narrativa non corrisponde un’adeguata crescita nella caratterizzazione dei personaggi. A rimetterci, purtroppo, sono i personaggi femminili, quelli che emergono alla distanza e che pur non venendo mai presi in considerazione come punti di vista narrativi, rappresentano il vero cuore del racconto di Wasp Network.

Ciò che resta di una delle più grandi occasioni mancate dell’ultimo anno cinematografico è senza dubbio un grande cast sprecato. Una Cruz sempre misurata e solida, un Moura intenso come s’era visto solo in Narcos (2015-2016), e una de Armas che conferma quanto di buono ha fatto vedere in Knives Out (2019). La vespa non punge, i suoi magnifici interpreti fortunatamente sì, e al pubblico tanto basta.

 

Wasp Network è disponibile su Netflix dal 11 giugno 2020.

 

 

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Fonte immagini: imdb.com.


About

Nato in Sicilia da madre umana e padre probabilmente alieno, ha un blaster sul comodino e uno zaino protonico dentro l’armadio. Malato cronico di Cinefilia dal 1989, dopo aver passato una vita a studiare i Classici Greci e Latini prima, la Letteratura Russa Ottocentesca poi, e per ultimi i Social-Media e le teorie sociologiche di Marshall McLuhan e Erving Goffman, si trasferisce a Roma per poter finalmente realizzare il suo sogno: vivere di cinema, diventare sceneggiatore e costruire il suo personale Millennium Falcon. COLLABORATORE SEZIONE CINEMA


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