Wax - We are the X

Wax – We are the X, usare la bellezza con misurato eccesso

Una definizione appropriata per Wax – We are the X, film italiano in arrivo nelle sale da giovedì 31 marzo, è senza dubbio quella di “particolare”. L’opera, infatti, non solo segna l’esordio del regista (Lorenzo Corvino) ma anche della produzione (Vengeance) e di un’altra decina di collaboratori della pellicola, distribuita dalla Distribuzione Indipendente

Il film.

Fonte: www.filmitalia.org

Fonte: www.filmitalia.org

Partire dalla sinossi per Wax – We are the X sarebbe riduttivo per la qualità del film che non risiede, almeno non del tutto, nella semplice storia raccontata. I protagonisti innanzitutto: come è emerso anche dalla conferenza, c’era poco di costruito e di cinematografico nella loro chimica. Si tratta di tre ultra-trentenni ancora in cerca della loro grande occasione, due italiani alle prese con la produzione di uno spot pubblicitario (Dario e Livio) e la loro casting francese (Joelle). Nessuno di loro è interpretato da un grande nome per attirare il pubblico: a Dario presta il volto Jacopo Maria Bicocchi e a Livio Davide Paganini, entrambi di formazione teatrale; Joelle invece è interpretata dalla splendida Gwendolyn Gourvenec, che più francese non si può.

Tuttavia a fronte del rifiuto del grande nome per i protagonisti, Corvino è riuscito a scritturare niente di meno che Rutger Hauer (Blade Runner, Ladyhawke) nel ruolo dell’avvocato che divulgherà al giornalista (Andrea Sartoretti) la storia dei tre protagonisti. Dietro quest’impresa si cela l’ostinazione folle che appartiene solo alle grandi menti come quella di Corvino, il quale è riuscito ad aggirare lo sdegnoso rifiuto dell’agente internazionale di Hauer con annessi insulti tramite mail (‹‹l’ultima volta che Rutger Hauer ha accettato un cameo è stato per Christopher Nolan nel 2006››) nonché i tentennamenti dello stesso attore che ha lasciato il regista sul filo  fino a quando, presa visione del girato fino a quel momento, non ha deciso di prorompere in un applauso e sposare il progetto.

La poetica di Corvino.

Che dire, gli ingredienti sono interessanti. Il fatto che sia un’opera prima per così tante professionalità del film non inficia sulla qualità finale del prodotto, elevatissima per accuratezza al netto anche del mezzo inconsueto con il quale è girato Wax – We are the X: uno, anzi più di uno, smartphone (affiancato da una macchina da presa Red Scarlet e da una GoPro). Già, perché l’intero film è girato in soggettiva, perlopiù quella di Dario, il regista dello spot che decide di filmare in un vlog tutte le vicissitudini che capiteranno al trio nel viaggio in Costa Azzurra, viaggio di scoperta, di sconforto, di rivalsa e anche di amore.

Corvino decide di raccontare l’indigenza e il disagio annidato nelle pieghe generazionali usando la bellezza con misurato eccesso: la bellezza della costa francese, la bellezza di Joelle, la bellezza di un traguardo professionale agognato e mai raggiunto; secondo Corvino è facile rappresentare realtà difficili usando immagini di impatto come gli intonaci scrostati dei palazzi nelle borgate napoletane, o spingendo sul pedale dell’emotività raccontando la vita di orfani e povere famiglie senza un tetto. La vera impresa sta nel raccontare il malessere di una generazione che è figlia del ceto medio e a cui non manca niente, o a cui forse manca proprio quella cosa fondamentale che è quell’ineffabile sensazione di avere un posto nel mondo.

Fonte: www.cineblog.it

Fonte: www.cineblog.it

Eppur si muove.

Una cosa è certa: Corvino non si occupa di un tema nuovo. Da qualche tempo, in modi più o meno efficaci, il cinema italiano sta cercando di farsi carico di questo disagio raccontandolo. Wax – We are the X vuole farlo accostando la luce e la bellezza al dissesto interiore, un’operazione fine che forse non a tutti sarà lampante; tuttavia il film si contraddistingue per una encomiabile tensione comunicativa. L’avvocato interpretato da Hauer distilla l’ideologia del film in una frase: «Il fatto che non ci sia un assassino non significa che non ci sia un colpevole», punto di vista interessante per interpretare parecchi fatti della nostra epoca.

Forse Corvino riuscirà a toccare le profonde corde dell’animo degli spettatori, o forse solo di alcuni; sta di fatto che uno spettatore ventenne alla fine del film potrebbe chiedersi: “se la generazione di questi trentenni è così disastrata, qual è il destino della mia?”.

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About

Nato a Roma nel 1992, consegue studi classici ad Anzio e attualmente frequenta un corso di laurea di secondo livello in Storia e politica internazionale, presso l'Università di Roma Tre. Scrive per Wild Italy dal 2015, la sua aspirazione più grande è lavorare scrivendo e divertendosi, con il costante obiettivo di cambiare prospettiva. COLLABORATORE SEZIONE POLITICA E SEZIONE CINEMA


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