Welfare che?

Con le dimissioni di Berlusconi la speranza era quella di trovare un governo che ristabilisse quell’equità sociale e quella crescita che manca ormai da anni in questo paese. Purtroppo però queste aspettative si sono infrante in una manovra che si dimostra tra le più inique e recessive della storia italiana. Basti solo pensare alla stretta mortale sulle pensioni(senza distinzione di reddito) o ai rincari sull’iva e sulla benzina. L’unica misura attuata sulla crescita è l’incentivo nei confronti delle aziende che assumono, mentre per quanto riguarda l’equità ci sono delle piccole tasse che sicuramente non procureranno nessun sacrificio a chi ha di più. Le tasse per le classi meno agiate rischiano di allargare la disparità di potere d’acquisto, che renderebbe impossibile uno stato di benessere.

Il professor Monti disse che “in Italia non esistono i poteri forti”. Ma allora perchè nella manovra non vengono toccate le immunità della chiesa o i fondi sui caccia bombardieri e sulle “grandi” infrastrutture inutili? La risposta è semplice: perché in Italia i poteri forti esistono e sono la causa della crisi di benessere che colpisce il paese sopratutto in questo periodo. Davvero non si poteva fare diversamente? Eppure c’era la possibilità di una patrimoniale chiamata “bollo titoli” che inizialmente voleva raccogliere intorno ai 5 miliardi, ma dopo le pressioni dei poteri forti questa grande cifra si e ridotta a un misero miliardo; misero perchè probabilmente con quei 4 miliardi rimanenti si potevano evitare parte dei danni causati dalla ventura riforma pensionistica, oppure ad evitare l’ulteriore aumento dell’iva o la reintroduzione dell’ICI.

Molti hanno detto che la rivoluzione non si fa in un giorno ma qui io non vedo nessun intento rivoluzionario; piuttosto sempre i soliti ceti privilegiati che continuano a mantenere pienamente le loro priorità e i ceti poveri che invece continuano ad impoverirsi sempre di più. Ora l’unica speranza possibile risiede nel parlamento che attraverso un emendamento potrebbe dare alla manovra una parvenza di equità; purtroppo però anche tra i parlamentari c’è il vecchio vizio di mantenere i propri privilegi come ad esempio le indennità e i super-stipendi che di certo non rispecchiano i sacrifici richiesti dall’attuale Governo.

Se qualche persona onesta sperava un giorno di ricevere un compenso adeguato ai costi della vita forse è meglio che si rassegni: l’Italia non è un paese per poveri.

MATTEO ROSELLI

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