Wild Italy – Intervista a Debora Serracchiani, europarlamentare Pd.

Come è vista l’Italia dall’Europa?

<<Chiunque viaggi un po’, se ne accorge: siamo una meta ideale per le vacanze, ma per il resto sull’Italia prevalgono gli stereotipi, e purtroppo non senza buone ragioni. Il sistema Italia infatti patisce di un complesso di arretratezze – politiche, culturali, burocratiche – da cui non riesce a liberarsi e che sul piano europeo lo rendono poco autorevole.   A ritardi sistemici si aggiunge la figura di un Presidente del consiglio che rende la situazione ancora più pesante. Anche se volessimo dimenticare i rapporti personali, rivendicati, con capi di Stato dal profilo imbarazzante, dovremmo fare i conti con le sue frequentazioni private, che gli hanno fatto guadagnare l’attenzione di tutta la stampa del mondo. E’ urgente invertire la rotta, perché così non stiamo fermi al palo, andiamo indietro>>.

Mi può elencare brevemente gli ultimi progetti che sta portando avanti in Europa?

<<Sono membro della commissione parlamentare per i Trasporti e il Turismo e, in questa veste, mi occupo soprattutto del sistema infrastrutturale: dai porti alle grandi reti ferroviarie. In particolare, ho da poco ricevuto l’incarico di relatrice della direttiva che darà vita al cosiddetto “binario unico europeo”, una legge per organizzare razionalmente la rete ferroviaria in tutta l’Unione europea. Gran parte del futuro dell’Europa di domani, sempre più interconnessa, si gioca su questi temi. Sono anche membro supplente della commissione Libertà civili, che si occupa dei diritti dei cittadini nel senso più ampio.

Tra gli ultimi argomenti di cui mi sono occupata, presentando interrogazioni al Parlamento europeo, ci sono i tumori sui lavoratori esposti all’amianto, i diritti degli studenti Erasmus, la sicurezza negli aeroporti, l’immigrazione>>.

Come giudica il mondo dell’informazione italiano che, a leggere le ultime classifiche, non sembra versare in uno stato ottimale?

<<Il mondo dell’informazione risente della mancanza di una regolamentazione dell’antico problema del conflitto d’interessi, e su questo il centrosinistra non è immune da responsabilità. E la situazione resta indubbiamente anomala: che un uomo controlli direttamente tre canali televisivi e indirettamente, attraverso la sua attività politica, altri tre, è un fatto che non verrebbe tollerato in nessun Paese democratico. Questo stato di cose porta quasi obbligatoriamente l’informazione a schierarsi pro o contro di lui, e ciò non fa bene all’indipendenza dei vari media, che sono poi condizionati da altri fattori come la raccolta pubblicitaria o il peso silenzioso di editori che hanno anche altri interessi economici.

In questo panorama, i giornalisti che tengono alta la qualità dell’informazione, che riescono a essere critici ma non faziosi, rendono un grande servizio alla democrazia>>.

In base anche agli ultimi scandali a sfondo sessuale che vedono coinvolto il presidente del consiglio, Lei crede che la distinzione fra pubblico e privato – per un uomo che ricopre incarichi pubblici – sia manichea, quasi inesistente?

<<Chi ha ruoli o funzioni pubbliche è, volente o nolente, un modello per la società che rappresenta. A maggior ragione quando si parla del presidente del consiglio. Per questo motivo negli altri paesi avanzati i corrispettivi di Berlusconi non potrebbero coinvolgere in un eventuale scandalo anche la carica che ricoprono. E se questo accadesse ne trarrebbero subito le dovute conseguenze: abbiamo visto più di un ministro straniero dimettersi per questioni che in Italia sarebbero parse veniali, ma anche da queste cose si misura la moralità pubblica. Berlusconi, con i suoi comportamenti – ma anche con le sue parole, penso a come parla del dovere di pagare le tasse – si è reso vulnerabile ormai ad ogni tipo di attacchi e ricatti. Con lui è sotto tiro l’Italia>>.

In tempi di corruzione dilagante a tutti i livelli, quale potrebbe essere la sua ricetta per arginare questo fenomeno e per garantire un futuro migliore alle giovani generazioni come quella che rappresento?

<<La corruzione si sviluppa quando viene a mancare la politica ed è il sintomo principale di questa mancanza. La corruzione rappresenta infatti il superamento dell’interesse privato e personale sull’interesse generale che è l’oggetto di tutela della politica. Per combatterla vedo due strade: da un lato limitare la permanenza dei singoli in posizioni di potere e far sì che, nella gestione delle risorse pubbliche, tutto sia sotto il controllo dei cittadini, nel segno della massima trasparenza; dall’altro innescare un circolo virtuoso che garantendo il ricambio e la contendibilità delle cariche ridia alla politica il ruolo e la credibilità necessari alla sua missione. Il Pd si sta battendo per questo incominciando dall’applicazione al suo interno di un codice etico affinché la politica torni ad essere soltanto un servizio reso alla comunità: al massimo tre mandati in Parlamento, un tetto ai compensi degli amministratori, lotta agli sprechi. E al contempo valorizzazione del merito. I giovani più promettenti devono avere la possibilità di farsi strada contando sulle proprie capacità e non su qualche “santo in paradiso”>>.

MATTEO MARINI


About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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