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Woodstock 50 anni dopo: un evento unico e irripetibile

Woodstock 50 anni dopo: è possibile organizzare di nuovo un evento del genere?

 

Il 15 agosto 2019 si è celebrato il cinquantesimo anniversario del Festival di Woodstock. Quel weekend di fuoco non fu un semplice  concerto ma uno spartiacque per la storia della musica e per la lotta alla libertà. Quest’anno si è provato a ricreare l’evento, purtroppo prontamente cancellato.

Ma perché al giorno d’oggi è impossibile ricreare Woodstock? Per capirlo ripercorriamo quei tre giorni storici.

I preparativi per la grande festa.

Tutto nasce dalle menti di quattro produttori e imprenditori newyorkesi: Michael Lang, Artie Kornfeld, Joel Rosenman e John P. Robert. L’idea iniziale era quella di organizzare un semplice evento rock, facendo addirittura fatica ad ingaggiare artisti di un certo livello. Nulla poteva far pensare che di lì a poco i biglietti stampati e venduti a 18 dollari, cifra totale per i tre giorni, finissero presto.

Con l’arrivo degli spettatori i creatori del festival sono costretti a renderlo gratuito. Inaspettatamente mezzo milione di persone arrivano da tutto il mondo. Proprio il pubblico è stato il vero protagonista. Studenti, operai, impiegati ed hippie arrivano da ogni parte dell’America. Uniti dalla voglia di stare insieme e di essere liberi, senza distinzione di razza o cultura.

Woodstock

I tre giorni del rock.

Dal 15 al 17 agosto del 1969 hanno avuto luogo i tre giorni della “Peace and Music”. Ad aprire le danze ci pensa Richie Havens che con l’improvvisata “Freedom” crea una sorta di inno per queste giornate rivoluzionarie. A seguire troviamo Bert Sommer, Ravi Shankar, The Incredible String Band e due grandi musicisti folk: Arlo Guthrie e la madrina Joan Baez al sesto mese di gravidanza.
Carlos Santana, Janis Joplin e gli Who, con tanto di strumenti distrutti a fine esibizione, rappresentano il sabato di fuoco del 16 agosto.

La domenica Jimi Hendrix fa la storia con The Star-Spangled Banner: una reinterpretazione dell’inno degli Stati Uniti, un vero e proprio inno di protesta nei confronti dell’America in quel tempo impegnata nella maledetta guerra in Vietnam.
È proprio la guerra in Vietnam una delle motivazioni principali del festival di Woodstock. Un fiume di persone invase una cittadina per ascoltare della musica, liberi e inneggiando la pace.

Ma cosa è successo una volta calato il sipario sull’evento?

Woodstock

Un debito da un milione di dollari.

I giovani organizzatori si ritrovano invasi dal successo, oltre che da un debito immenso di circa un milione di dollari. Un primo sospiro di sollievo nasce nel 1970 con i ricavati del film originale del Festival: “Woodstock – Tre giorni di pace, amore e musica”. Più che un film con le vere riprese delle esibizioni si parla di un vero e proprio documentario sugli anni Sessanta.

Perché oggi non è possibile Woodstock?

Quei tre giorni sono stati di pace, di balli sotto la pioggia e di testimonianza di un’epoca che è passata alla storia. Ciononostante di problemi se ne sono registrati parecchi. Due i morti, uno per overdose e uno investito da un trattore. Circa 5.000 i soccorsi per feriti o per problemi per l’alcol e la droga. Lo scenario surreale era nato per accogliere la metà delle persone presenti. Nessun bagno o misure di sicurezza. Tende dei soccorsi sempre affollate e cibo trasportato dagli elicotteri. Qualcosa di impensabile per i giorni nostri.

Da quel 1969 le proposte per nuovi Woodstock sono state tante, sempre con scarsi risultati. Il concerto per questo cinquantesimo anniversario è stato annullato, e forse è stato meglio così.

Woodstock

Tra le proposte sono stati chiamati i Daft Punk, Bruce Springsteen, Eminem, Ariana Grande, Coldplay, Elton John, Bon Jovi, Pearl Jam, Foo Fighters, Pink, Santana, Zac Brown Band. Oggi un concerto di quelle dimensioni sarebbe impensabile, soprattutto per la sicurezza. Nel ’69 tutti erano mossi da un senso di fratellanza e comunità, purtroppo totalmente al di fuori dai valori della società del XXI secolo.

Si riuscirà a ricreare quella magia e quell’atmosfera in futuro? Ah, saperlo

 

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