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Zombieland: Doppio colpo – Dieci anni dopo, l’apocalisse zombie di Ruben Fleischer non accenna a fermarsi

Zombieland: Doppio Colpo, il tanto atteso sequel del cult del 2009 con Emma Stone, Jesse Eisenberg e Woody Harrelson è puro fan-service, ma manca di brillantezza

 

L’apocalisse zombie non è mai stata così divertente; e no, non stiamo parlando de L’alba dei morti dementi (2004) di Edgar Wright, ma di quel piccolo gioiellino di Benvenuti a Zombieland (2009) di Ruben Fleischer con protagonisti Woody Harrelson, Jesse Eisenberg, Emma Stone e Abigail Bresnin, capace di innovare un genere fortemente inflazionato come quello dello zombie movie con toni dissacranti, ma senza perdere mai quell’essenziale componente splatter-gore.

A dieci anni di distanza dalle bizzarre regole di sopravvivenza di Columbus (Jesse Eisenberg), dalla passione di Tallahasee (Woody Harrelson) per Elvis, e dalla coppia di sorelle Wichita (Emma Stone) e Little Rock (Abigail Bresnin) tenaci e indipendenti, siamo i bentornati a Zombieland con Doppio Colpo (2019).

Il sequel del celebre cult movie del primo decennio degli anni Duemila, diventa così l’opportunità per Fleischer – qui ancora nelle vesti di regista – per riportare in scena l’intera squadra “del 2009”, mostrandoci l’evoluzione dei propri archi narrativi e ampliando l’ambiente scenico – restando tuttavia fedele allo spirito e al tono del capitolo precedente.

Bentornati a Zombieland

Il ritorno a Zombieland è certamente uno degli eventi cinematografici più attesi dell’anno corrente, specie perché nel corso del decennio si erano rincorse le voci più disparate a partire dal 2010; basti pensare che la sceneggiatura di Paul Wernick e Rhett Reese ebbe svariati processi di riscrittura arrivando al risultato ultimato soltanto nel 2016.

L’attesa, per quanto ardua, è risultata delle più dolci, perché Zombieland: Doppio Colpo mette subito le carte in tavola, seguendo il percorso tracciato dagli eventi di chiusura del primo film.

Prosegue così la rilettura del genere cinematografico reso grande dalla saga dei Morti Viventi di George Romero da parte di Fleischer – privandolo oramai della sua componente socio-culturale tipica delle pellicole del 1968 e 1979, per mostrarci un’America post-apocalittica che in Zombieland è poco più che un deserto urbano.

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Ampliando così i contorni dell’ambiente narrativo, Doppio Colpo delinea un racconto road-movie dal “doppio viaggio” la cui ricerca – figlia del principale (e basilare) evento di rottura del primo atto – permetterà la codificazione di un intreccio volto alla ricostruzione dell’unità familiare tanto difesa dal Tallahasee di Harrelson.

Tutto cambia perché nulla cambi

Recitava così Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, per indicare una situazione nella quale perché tutto resti com’è è necessario che cambi tutto.

In Zombieland: Doppio Colpo ci troviamo dinanzi alla tipica situazione dei sequel di pellicole tipicamente brillanti e originali, l’elevazione delle posta in gioco in modo esponenziale di quelle situazioni narrative che nel primo capitolo sarebbero risultate semplici o addirittura poco ricercate – a partire dalla sequenza d’apertura e dalla location scelta sino agli zombie scenici.

Anche l’andamento del racconto di Fleischer – seppur sempre in modo lineare e dal ritmo lento e graduato – risulta differente rispetto al capostipite del 2009. In Doppio Colpo ci ritroviamo dinanzi a una riproposizione continua di un paio di gag abbastanza basilari, ma la cui crescita viene sapientemente gestita nel corso dell’andamento del racconto generando un effetto ilare e piacevole contro ogni immaginazione.

A questo aggiungiamo un paio di riferimenti meta-testuali a una “celebre saga televisiva di zombie” opportunamente inserita in modo funzionale al racconto per generare autoironia, e alla riproposizione di uno schema narrativo che, specie nel terzo atto, è un po’ la copia carbone degli eventi della pellicola del 2009.

Tanti piccoli accorgimenti alla struttura di Benvenuti a Zombieland, che rendono Doppio Colpo meno brillante e un po’ più prevedibile – specie nell’inserimento forzato di sequenze con guest star volte a spezzettare l’andamento lineare del racconto – del suo predecessore, ma che non ne mutano tuttavia lo spirito giocoso.

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Tutto cambia perché nulla cambi ed è esattamente ciò che accade in Zombieland: Doppio Colpo, grazie anche a performance attoriali convincenti come la sempre impeccabile Emma Stone che sa dare il giusto brio a un personaggio come Wichita tanto profondo quanto incredibilmente ironico nella sua doppia natura di donna “sopravvissuta” e indipendente ma al contempo legata al proprio retaggio familiare.

Un sequel convincente all’altezza di Benvenuti

Pur mancando di una brillantezza e originalità di cui Benvenuti a Zombieland era ben fornito, Doppio Colpo riesce nel “doppio intento” non solo di realizzare il desiderio tanto inaspettato quanto atteso di vedere un secondo capitolo della saga, ma anche di creare un prodotto narrativamente coerente e tutto sommato all’altezza del predecessore.

Resta il rammarico di quelle poche sequenze di “guest star” che non raggiungono nulla al racconto in termini narrativi, su cui si chiude un occhio dinanzi a un umorismo vivace e a una comicità figurativa di cui il sopracitato Edgar Wright è maestro, e che in Doppio Colpo trova il suo simulacro scenico in un inaspettatamente comico minivan.

Zombieland: Doppio Colpo verrà distribuito nelle sale italiane il 14 novembre 2019 grazie a Sony Pictures

 

 

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Nato in Sicilia da madre umana e padre probabilmente alieno, ha un blaster sul comodino e uno zaino protonico dentro l’armadio. Malato cronico di Cinefilia dal 1989, dopo aver passato una vita a studiare i Classici Greci e Latini prima, la Letteratura Russa Ottocentesca poi, e per ultimi i Social-Media e le teorie sociologiche di Marshall McLuhan e Erving Goffman, si trasferisce a Roma per poter finalmente realizzare il suo sogno: studiare cinema, diventare sceneggiatore e costruire il suo personale Millennium Falcon. COLLABORATORE SEZIONE CINEMA


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