“Abusivi”, il nuovo libro di Roberto Ippolito sulle illegalità made in Italy

Medici e operai, psicologi o contadini, non importa che siano laureati o con soltanto la licenzia media, nati in Sicilia, in Toscana o nel Veneto, hanno tutti una caratteristica comune: vivono fuori dalle regole. Sono gli “abusivi”, una vera e propria classe sociale trasversale, dal gusto tutto made in Italy, protagonisti del nuovo libro del giornalista e scrittore Roberto Ippolito.

 

 

 

“Abusivi. La realtà che non vediamo. Genio e sregolatezza degli italiani”, edito da Chiarelettere. Un titolo che è tutto un programma. Più che un libro è una raccolta. Dentro ci sono tutte: piccole e grandi malefatte che gli italiani, inconsapevolmente, ma molto più spesso maliziosamente, compiono. Un ricettario del malcostume che non risparmia nessuna professione e nessuna località. Un’occasione di riflessione per tutti gli italiani tanto indignati verso quei privilegi (più o meno legittimi) assunti dalla classe politica, ma che poi nel loro piccolo la imitano: arrogandosi diritti che non possiedono.

In vista della presentazione del libro il prossimo 12 novembre, presso la libreria Feltrinelli della Galleria Alberto Sordi a Roma, abbiamo intervistato l’autore.

Partiamo dal titolo: “Abusivi, la realtà che non vediamo. Genio e sregolatezza degli italiani”. Chi sono gli abusivi?
“Gli abusivi è purtroppo una categoria molto diffusa. Sono tutti coloro che non rispettano le regole, che non hanno i requisiti per fare quello che fanno, per svolgere le attività che svolgono, per offrire i servizi che offrono, per avere i comportamenti che hanno. Abusivi è un modo di vivere al di là delle regole, al di là della legge. Con gravissimi rischi, perché avere psicologi abusivi, dentisti abusivi, maestri di sci abusivi, panifici, macellai, benzinai: tutti abusivi. Altera tutto, provocando danni su tutti i punti di vista.”IMAG0021

Come si sviluppa queste pratica dell’abusivismo? C’è una reale contravvenzione della legge o si riesce ad essere abusivi semplicemente aggirandole, un po’ alla azzeccagarbugli manzoniano?
“C’è una sola certezza: l’allergia per le regole. Le regole vengono evitate, vengono non considerate, vengono totalmente ignorate. Chi piazza i tavolini abusivamente in un luogo pubblico se ne appropria, incurante che quel luogo è di proprietà pubblica, non è di proprietà privata. Chi svolge l’attività di estetista senza averne i requisiti, ignora quale sono le regole per poter svolgere quell’attività e anche quali sono le garanzie di sicurezza sanitaria e d’igiene. L’unico punto fermo lo ripeto: è ignorare le regole.”

Nel libro lei parla di un torrente deviato illegalmente e di tanti altri disastri ambientali. Quanto incide l’abusivismo sulla nostra sicurezza?
“L’abusivismo ha provocato e provoca morti. Il caso di questo fiume deviato, che è il torrente Modica-Scicli è stato deviato per costruire alcune stradine di interesse di titolari di alcuni fondi. Incuranti del fatto che in quella zona si era già verificata un’alluvione; incuranti del rischio che l’alluvione si può ripetere. Ma d’altra parte io nel mio libro racconto di strade costruite abusivamente; racconto di un signore che nel letto di un fiume, vicino Crotone, stava operando con un escavatore, incurante anche lui del fatto che a pochi passi a causa di un’alluvione era già caduto un ponte. Siamo irresponsabili, incoscienti.”

Quando si parla di irregolarità, si pensa subito alla criminalità mafiosa e molto più semplicemente al malcostume che tendiamo ad associare come una consuetudine nelle regioni meridionali. Ma l’abusivismo ha una geografia specifica?
“La tragedia di questo libro è che racconta l’estrema capillarità dell’abusivismo. Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Ovviamente con una certa diversità: al Sud abbiamo certamente più abusi edilizi e più lavoro nero; al Nord però prevalgono le professioni abusive. Tutte le professioni mediche. C’è più abusivismo al Nord. Il Nord batte il Sud nettamente per le professioni abusive. A Borgo Manero ho trovato padre e figlio abusivi nello stesso studio dentistico: ce li tramandiamo perfino di padre in figlio.”

Durante il suo lungo lavoro di reperimento dei dati e delle storie che ha poi raccolto in questo libro sicuramente si sarà imbattuto in qualche “abusivo”. Qual è la percezione da parte di questi delle loro attività? Si sentono abusivi o legittimati in questa pratica?
“L’abusivo ritiene che è suo diritto fare così. Ha tante di quelle belle motivazioni: ovviamente il portafoglio, la comodità, ovviamente non guardando in faccia nessuno. La cosa triste è che l’abusivismo non guarda veramente in faccia a nessuno. Nel libro scrivo che balla e fa ballare tutta l’Italia: beh ci sono anche discoteche abusive.”

Diana Romersi

Laureata in Lettere presso l'Università degli studi di Roma Tre, videoreporter e redattrice dell'agenzia giornalistica Meridiana Notizie. È redattrice di Roma che verrà. COLLABORATRICE SEZIONE VIDEO.

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