Baustelle, il pop tragico e prepotente de L’amore e la violenza

I Baustelle presentano L’amore e la violenza, il loro settimo album anticipato dal singolo Amanda Lear.Baustelle L'amore e la violenza

Se si dovesse inquadrare questo lavoro con una sola parola, molto probabilmente quella parola sarebbe “Pop”. Come in ogni storia però che si rispetti, c’è un “ma”: I Baustelle portano in scena un pop datato, ricercato e dalle sonorità avvolgenti; d’avanguardia per certi punti di vista, eppure solidamente ancorato all’elettro-pop (forse dai toni lirici) che va a impreziosire questo disco. Un disco che sembra uscito dagli anni ’70 e ’80, anni nei quali i sintetizzatori sono il pane quotidiano, e sviluppato con citazioni e cut-up che rimandano a chiare influenze della scuola Franco Battiato (per restare nel Bel Paese) o della scuola Abba (per andare all’estero).

L’amore e la violenza: l’overture e il singolo

Dopo una traccia strumentale costruita a mo’ di overture troviamo Il Vangelo di Giovanni , brano che attinge a piene mani dalla produzione artistica del maestro Battiato, passando da sonorità più liriche a momenti di pop sferzante e dilatato. Sin dalle prime parole troviamo un ritratto disincantato dei tempi che viviamo, poggiato saldamente su questo pop ostentato e (forse) provocatorio, nostalgicamente sintetico e, appunto, nostalgico e disincantato.

Amanda Lear è il primo singolo estratto. Per sintetizzare, possiamo racchiudere questo brano nel puro citazionismo. I Baustelle hanno raccolto frammenti dell’immaginario pop collettivo, rimaneggiandoli e miscelandoli con una parte testuale colma di rimandi e citazioni. Interessanti questi loop sintetizzati in sottofondo che danno un senso di pop d’antan, (ri)adattato al contesto moderno ma con uno sguardo vigile al passato che ritorna sintetico e monolitico (fare un disco pop nel 2017 vuol dire comporre tutto e non comporre niente, dunque un ostacolo monolitico alla creatività e al successo).

Le altre canzoni

Eurofestival inizia con un riff di chitarra dannatamente anni ’80 che spiana la strada (per la prima volta) alla voce solista di Rachele Bastreghi. Un brano che non può non far pensare alle canzoni “estive”, da festival appunto, con ragazze succinte, batterie elettroniche e keytar. Nonostante tutto, però, non manca quel tocco di velata (e tagliente) nostalgica vena tragi-pop.

La Musica Sinfonica è una sorta di funk racchiuso in una cornice lirica. Qui è più che evidente il tributo di sangue che i Baustelle pagano a Battiato rispetto alle altre track. Un brano intrigante, solennemente pop con la sua melodica prepotente eppure vestito con l’eleganza della lirica (della musica sinfonica, appunto). Due tendenze opposte che si sposano portando alla luce un sound meticcio, carico di melodie solenni eppure estremamente ballabili, che non rinunciano a quel pizzico di nostalgia tutto anni ’80.

La vita è una sorta di ballad dai toni sinfonici e dall’anima tragi-pop. Le melodie e i sintetizzatori vintage dei brani precedenti lasciano il posto a atmosfere più acustiche e dal tono più serioso. Qui la lirica e il disincanto si fondono alla perfezione in una miscela di pura e ricercata malinconia.

L’era dell’acquario riporta in scena il ritmo elettro-funk che, agilmente, passa da un sound cupo e austero a sonorità più spensierate e ostentatamente pop. Per certi versi è un mix azzardato che suona bene ma l’intro così cupo e austero sembra più interessante rispetto alla variazione pop. Un brano, quindi, che si muove su questo doppio binario, come se i Baustelle volessero “rinnegare” la solennità e mostrare luci ed ombre di questo pop.

La chiusura e e la riflessione

Ragazzina va a chiudere L’amore e la violenza, e cambia completamente l’andamento del disco. Siamo davanti a una ballad dai toni cantautorali e dall’attitude “Sanremese” (almeno in quanto a sonorità). Un brano sicuramente intenso e delicato allo stesso tempo che segna il “the end” del disco.

In questo nuovo disco, in sostanza, i Baustelle portano alla luce – brano dopo brano – una coerenza sonora e testuale che affascina l’ascoltatore e lo “impregna” di questa vena tragi-pop, scaraventandolo in un mondo sintetico e ciclico, fatto di luci e ombre, di pop e nostalgia. Un vortice sonoro datato eppure ancora affascinante, soprattutto grazie all’attualità dei contenuti dei brani proposti.

L’ascolto è molto consigliato.

 

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Mirco Calvano

La musica è la mia passione: sul palco dietro una batteria e sotto al palco in un mare sterminato di dischi. Laureato in Letteratura, Musica e Spettacolo e in Editoria e Scrittura a La Sapienza di Roma, passo il mio tempo tra fogli bianchi, gatti e bacchette spezzate. CAPOSERVIZIO MUSICA

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