Quanto costa andare a vedere un concerto nel 2016?

I concerti e la musica live in generale sono l’esperienza musicale per eccellenza, il modo migliore per apprezzare il proprio artista preferito, avendo con esso un contatto diretto. Nel corso degli ultimi anni però sta diventando un qualcosa di accessibile solo a pochi, visto l’esponenziale aumento dei prezzi dei biglietti che ha investito, tra gli altri, anche il settore musicale.

CONCERTO: UN VIZIO DI LUSSO.

Mediamente andare a vedere un concerto costa intorno ai 50 euro, e spesso questo prezzo assicura solo un posto con scarsa visibilità e con un pessimo ritorno audio. La media deriva, però, da un andamento relativamente incostante. Biglietto-concerto-Bruce-Springsteen16-luglio-2016-RomaSe andare a vedere il piccolo artista regionale o locale costa dagli 8 ai 15 euro, un artista di fama internazionale può arrivare a costare tranquillamente sopra i 100 euro di biglietto; per i cantanti di fascia media, invece, si va dai 25 ai 50 euro.

Un vizio diventato quasi d’élite. Riuscire a stare dietro già a più di due artisti, comincia a diventare eccessivamente oneroso, specialmente per un ragazzo. Ma se i palazzetti e gli stadi continuano a registrare il tutto esaurito, vuol dire che la gente può ancora permettersi un prezzo simile. Anzi molto spesso non si riesce ad acquistare neanche il biglietto, perché tra acquisti lampo online e bagarini pronti a comprare e rivendere i biglietti, nel giro di 24 ore questi vanno quasi sempre esauriti. Alla fine c’è poco da fare, quella della musica è una delle industrie più remunerative del mercato, e il massimo profitto è l’unico obiettivo reale di ogni casa discografica e manager.

MA È SEMPRE STATO COSÌ?

I prezzi dei concerti sono stati sempre piuttosto alti, ma le cifre raggiunte negli ultimi anni si distanziano molto dagli standard del passato. Quale sarebbe il reale quantitativo di persone che può spostare un grande artista internazionale? Ce lo possono mostrare gli eventi gratuiti. Basta ricordare, ad esempio, il mega concerto dei Genesis del 14 luglio 2007, dove oltre 500.000 persone assistettero gratuitamente allo spettacolo al Circo Massimo, organizzato da Telecom Progetto Italia e dal Comune di Roma; bruce-springsteenoppure quello che i Pink Floyd, sempre gratuitamente, fecero a Venezia il 15 luglio 1989, un’idea mista tra follia e incoscienza che riversò migliaia di giovani da tutto il mondo in Piazza San Marco.

Questi esempi forse sono una controparte troppo estrema, ma servono a darci un’idea di quella che potrebbe essere la situazione con prezzi più bassi. Perché in queste occasioni non ci fu un prezzo da pagare, ma fu comunque una sofferenza per i fan, accampati da giorni prima per rimediare il posto migliore, e costretti a stare ore ed ore sotto al sole senza neanche potersi allontanare per andare in bagno, con il rischio di perdere il posto che si erano sudati. Una dimostrazione che l’affetto degli appassionati va oltre le possibilità economiche.

LA (NON) QUALITÀ.

Con un prezzo simile, quello che ci si aspetta è assistere a uno spettacolo che sia qualitativamente molto alto. Ovviamente non si può pretendere di uscire da ogni concerto ed essere soddisfatti al 100% della prestazione dell’artista e dell’evento: l’artista può sbagliare serata e il palco può avere dei problemi.

Ma è lecito che questo possa succedere di fronte ad una spesa di 90 euro? Chiedetelo ai fan che sono andati a vedere gli Iron Maiden al Rock in Roma lo scorso mese, nella cornice del Sonisphere, un festival metal che prevedeva, tra gli altri, anche la presenza dei Bullet For My Valentine, che hanno dato buca all’ultimo. Ma questo è solo l’ultimo dei mali, vista la qualità audio che ha accompagnato il concerto. Praticamente al di sotto – e di molto – della sufficienza, con lo stesso cantante, Bruce Dickinson, che ha inneggiato più volte ad alzare il volume, vista la staticità sotto palco, una cosa iron_maiden_sonisphere_rock_in_roma_25_07_2016a cui gli Iron Maiden non sono abituati.

LA QUALITA’.

Ma c’è anche chi riesce a far passare con il sorriso una spesa di 90 euro, grazie ad un palco che utilizza tutte le nuove tecnologie in ambito visivo e di luci, una qualità audio superiore persino ad una registrazione in studio, ed una performance a 70 anni che è incredibile anche da descrivere: stiamo parlando del grande David Gilmour. Non sono stati da meno gli Yes, che, anche in una location vincolata per effetti visivi e di luci come il Teatro Olimpico, hanno offerto uno spettacolo fantastico di oltre due ore e mezza, lasciando sicuramente soddisfatti i propri fan.

E allora è giusto pagare 90 euro per un biglietto? E’ giusto farlo se dall’altra parte si riceve un servizio di qualità proporzionale, perché le nuove tecnologie rendono possibile un’esperienza sonoro/visiva di qualità eccellente. Perché se un artista a 70 anni può stare tre ore su un palco, un trentenne può suonare per dieci ore consecutive, e non restare solamente il tempo per far ascoltare il disco nuovo prima di salutare e andarsene. Se non si possono tenere questi standard alti è giusto farsene una ragione ed abbassare i prezzi, altrimenti da vizio di lusso potrebbe diventare vizio di nicchia.

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Simone Schillaci

Studente di Scienze della Comunicazione presso l'università Roma Tre. Appassionato di musica sin da piccolo, si distingue dai suoi coetanei per l'ascolto di generi musicali che vanno dall'Hard Rock al Progressive Rock, prediligendo la cultura musicale anni '70 e '80. Videomaker nel tempo libero e appena avviato alla carriera giornalistica, collabora con il canale YouTube di informazione sociale “Roma Breaking Videos” insieme ad altri studenti dell'università. COLLABORATORE SEZIONE MUSICA

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