Disastro del G8: corruzione e immoralità. Quali colpe per la Protezione Civile?

AEREOPORTO-PRETURO22 ottobre 2014: L’aeroporto di Preturo, nei pressi de l’Aquila, si rivela essere una discarica abusiva. “Traffico illecito di rifiuti provenienti dalle macerie di edifici privati distrutti dal sisma del 2009” è l’ipotesi di reato per cui vengono indagate sei persone.

23 ottobre 2014: si chiude il contenzioso tra Regione Sardegna, Protezione Civile e Mita Resort relativo al mancato completamento delle opere dell’ex Arsenale de la Maddalena per il G8.  La Protezione Civile viene condannata al pagamento di oltre 39 milioni di euro alla Mita Resort, che deve lasciare gli immobili. Due notizie vicine nel tempo non solo per un mero caso, poiché esse sono strettamente legate. Legate da un intreccio funesto ed illecito che unisce il G8 con l’Aquila e la Maddalena contribuendo a generare un terremoto giudiziario imponente quanto il fenomeno sismico di quel terribile 2009. Un terremoto giudiziario che ha, tra i vari, un grande imputato: la Protezione Civile di Guido Bertolaso. Quest’ultimo – secondo l’accusa del processo in corso – avrebbe intessuto rapporti di scambio illegali garantendo speculazioni economiche e ingenti guadagni di privati.

Ma come nasce e si sviluppa tale rete? Oggi, grazie al lungo lavoro della magistratura, i suoi fili possono finalmente essere ricomposti. Anche se rimangono ancora aperte tante domande di natura fattuale e morale.

IL G8 ALLA MADDALENA  logo-g8-la-maddalena

Nel 2009 il vertice del G8 (incontro formale dei capi di stato di Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Canada e Russia) si doveva tenere nel nostro paese. La sede scelta era l’isola de la Maddalena, in Sardegna. Su quest’ultima era presente dal 1972 una base americana di supporto navale. L’isola, nonostante il grande patrimonio naturale, rimaneva una realtà isolata con guadagni “limitati”. La decisione di farne la sede del G8 era maturata (a detta del Governo Berlusconi) proprio dalla volontà di far notare questo luogo meraviglioso al resto del mondo, rendendolo uno dei rappresentativi del Bel Paese. Per tale motivo l’esecutivo fece chiudere la base americana ed organizzò una grande ristrutturazione dei locali dell’Arsenale e dell’Ospedale militare.

I lavori furono affidati alla Protezione Civile che, essendo sottoposta per legge al controllo diretto del Governo (il Dipartimento della Protezione Civile è un dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri), aveva ricevuto in deroga la gestione dei Grandi Appalti.

A gestire l’operazione insieme a Bertolaso furono Angelo Balducci e Fabio de Santis, pubblici ufficiali presso il Dipartimento per lo Sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, incaricati della gestione dei “grandi eventi” (il primo, in particolare, presidente Generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici) e Mauro Della Giovanpaola, pubblico ufficiale della Struttura di Missione per il G8 della Maddalena (l’ente che si occupò direttamente del controllo della ristrutturazione). Il bando di gara pubblica per l’assegnazione dei lavori fu vinto da Diego Anemone, imprenditore romano, che ottenne l’appalto.

IL PROGETTO IN GRANDE STILE

074218628-d1755379-1d22-4a8d-908c-2b7fcec13676Il progetto alla Maddalena era molto ambizioso. E, per questo, non si badò a spese. Si decise di realizzare una  grande area dove si sarebbe dovuto svolgere il vertice dei grandi del mondo. Così venne ristrutturato l’intero Porto-Arsenale rendendolo un polo nautico multi-funzionale di grande eleganza e modernità. Gli edifici vennero costruiti grazie al lavoro di un noto staff di architetti, guidati da Stefano Boeri, in collaborazione con studiosi di architettura italiana come Gabriele Napolitano.

La perla di questo nuovo insieme di strutture fu il Main Conference, il Centro Congressi di cristallo sospeso sul mare (costato 52 milioni di euro) avvolto da una rete a merletto di acciaio e vetro con geometrie a nido d’ape.

L’ex Ospedale venne anch’esso ristrutturato per far spazio a 101 stanze di albergo, per una spesa di 75 milioni di euro (742 milioni a stanza). Infine venne ordinata la bonifica del mare della Maddalena (per altri 72 milioni di euro) e l’incarico fu affidato al produttore cinematografico Francesco Piermarini, cognato di Bertolaso (da quest’ultimo sempre ritenuto un esperto nel settore). Quest’ultima operazione si rese necessaria perché il bacino d’acqua di fronte all’Arsenale, al tempo, era inquinato da elementi tossici che minavano alla sostenibilità dell’ambiente marino.  Si trattava per lo più di sostanze scaricate in mare quando l’Arsenale era gestito dalla Marina militare italiana. Per la Grande Opera furono complessivamente spesi circa 400 milioni di euro e impiegati 1600 operai.

LO SPOSTAMENTO A L’AQUILA

g8_rovine_obamaLe operazione procedettero ad un ritmo incalzante e si giunse senza apparenti intralci all’aprile 2009. Il 23 di quel mese, però, tutto il lavoro della Maddalena fu messo in discussione. Il 6 aprile, infatti, si era verificato all’Aquila il noto terremoto che aveva stroncato 309 vite. L’allora premier, Silvio Berlusconi, stabilì quello stesso giorno, in un Consiglio dei Ministri tenutosi proprio nel capoluogo abruzzese, di spostare la sede del G8 lì.

La decisione, secondo il Governo, era finalizzata a rendere partecipi i Grandi 7 di quanto era successo a l’Aquila, puntando gli occhi del mondo su una realtà che necessitava di urgente aiuto da parte di chiunque poteva o voleva intervenire (al di là naturalmente dello stesso Stato Italiano). Si trattò di una mossa politica, come la definì l’allora ministro per le Infrastrutture Altero Matteoli, che sicuramente migliorò l’immagine del Governo tra la gente (il presidente era coinvolto nello scandalo di prostituzione “Noemi”) e, a detta dei più critici, servì ad allontanare i no-global dopo i misfatti del G8 di Genova.

L’allora sindaco de la Maddalena, Angelo Comiti, reagì subito in maniera violenta, affermando: “Far svolgere il G8 all’Aquila aggiungerebbe un terremoto a un altro. Qui ci sono centinaia di operai che lavorano tutto il giorno per l’appuntamento di luglio. Mettere in piedi un G8 non è come allestire una festa di compleanno. Ora qualcuno dovrà vedersela con la Corte dei Conti“. Eppure lo stesso Presidente della Regione Sardegna ribatté: “Siamo lieti e orgogliosi di dare il nostro contributo per aiutare l’Abruzzo. Berlusconi mi ha dato garanzie“. Queste garanzie consistevano nella promessa di un futuro summit sull’Ambiente negli stabili della Maddalena per rilanciare ugualmente l’economia del luogo.sindaco-angelo-comiti

E’ un messaggio di speranza da dare all’Abruzzo” spiegò Berlusconi, stabilendo che le riunioni si sarebbero tenute nella caserma della Guardia di Finanza de l’Aquila, risparmiata dal terremoto. “Risparmieremo 220 milioni di euro, già destinati alla Maddalena – aggiunse – che serviranno invece per la ricostruzione in Abruzzo”. Sempre lo stesso premier definì quella sede “troppo bella e lussuosa“. In quel momento di crisi economica e lutto nazionale, era invece doveroso scegliere un luogo più sobrio dove i leader politici avrebbero potuto vedere di persona i monumenti adottati per la ricostruzione. L’opinione pubblica fu entusiasta e perfino opposizione e sindacati si dichiararono favorevoli, anche se con qualche timore.

Così, in appena due mesi (il vertice si doveva tenere a giugno), si effettuò questo enorme trasloco.

QUALE RISPARMIO?

Dunque doveva essere un vertice all’insegna del risparmio e della sobrietà. Ma così non fu. Lo spostamento, infatti, costò ben 185 milioni. Si trattò di un investimento per il futuro dell’Aquila? Neanche per sogno. In tutto furono 145 g8 aquilale fatture saldate dalla Protezione civile per l’evento e da esse emergono non pochi lussi e sprechi.

Dei 185 milioni, 52 milioni 666mila euro sono stati utilizzati per investimenti in «infrastrutture tecnologiche», il resto in «spese di funzionamento». Queste ultime ne racchiudono di inutili e folli: le ciotoline d’argento Bulgari in omaggio per i capi di Stato; 60 penne “edizione unica” fornite da Museovivo al costo di 26mila euro e utilizzate dai leader solo per firmare i trattati; una fornitura di poltrone Frau costata 373mila euro; i porta block notes forniti dalla rinomata Pineider al prezzo di 78mila euro e i pennoni con le bandiere (155mila euro). Si potrebbero fare moltissimi altri esempi.

Non solo, spulciando tra i clienti dell’evento internazionale, si scopre un incredibile range di individui vicini alla Presidenza del Consiglio. E’ il caso della Relais le Jardin, che si aggiudicò per oltre un milione di euro la fornitura del servizio di catering per i banchetti, apparteneva alla famiglia di Stefano Ottaviani, sposato con Marina Letta, figlia di Gianni, allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Oppure Mario Catalano, ex-scenografo del programma “Colpo Grosso” fornito ad una TV locale da Fininvest, fu chiamato a verificare la piena applicazione della legge 626 che regola la sicurezza sul lavoro per 92 mila euro.

Considerando questi dati sfugge davvero come il Governo abbia potuto “risparmiare” allora del denaro. Se non ci fosse stato lo spostamento si sarebbe speso più dei 585 milioni totali?

Questo è stato il conto finale del G8 aquilano.

LO STALLO DE LA MADDALENA
ansa - allegri - LAVORO: MARCEGAGLIA, ADESIONE MA RESTA LAVORO DA FARE

Purtroppo i danni compiuti per questo evento non si fermano all’ingente somma versata. Perché, se almeno i 185 milioni dell’Aquila hanno avuto come fine la realizzazione del G8, i circa 400 per la Maddalena costituiscono un colossale spreco. Infatti, per il dopo G8, gli stabili dell’isola erano stati affidati in gestione dalla Regione Sardegna alla Mita Resort dell’ex presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, per 40 anni. La società ottenne le strutture ad un prezzo di svendita. La base di gara per l’assegnazione della gestione dell’Arsenale prevedeva una quota minima di 40 milioni. Si presentò soltanto la Mita Resort con 41 milioni e un canone da 600 mila euro l’anno alla Regione.

Il manager della società promise: “Questa struttura a regime potrà ospitare più di 5mila persone, sarà uno snodo cruciale per la nautica da diporto“. Il progetto era chiaro: realizzare un polo turistico di lusso, famoso a livello mondiale. Per inaugurare questa nuova funzione delle strutture si stabilì che dal 22 maggio al 6 giugno 2009 le zone del Porto Arsenale avrebbero ospitato le regate della Louis Vuitton Trophy. Le strutture, per quell’evento, non furono pronte per l’utilizzo, ma la manifestazione festeggiava il complesso quale “porto spettacolare del futuro” infondendo ottimismo in un’isola in cui il G8 mancato aveva cancellato almeno 500 possibili posti di lavoro. I pochi yacht, le barche a vela e a motore arrivarono sull’isola e si recarono nel porto.

Lì, la mattina del primo giugno, avvenne qualcosa di inquietante. L’acqua divenne nera. Le barche, infatti, fecero risalire dai fondali nuvole dense ed oleose che colorarono il mare. Dopo la fine delle regate, il Porto Arsenale fu 1277300951974_15lastredifibrediamiantoneltrattodimaretralarsenaleeilparcodicaprerachiuso. Il 25 e il 26 novembre 2009 i tecnici del ministero dell’Ambiente e la struttura di missione di Palazzo Chigi fecero eseguire 31 carotaggi nei sedimenti del fondale. Scoprirono così alte concentrazioni di molecole dannose. I risultati in questione, però, vennero comunicati soltanto il 23 aprile 2010. La zona si trovò così in una fase di stallo. La Mita Resort non poté utilizzarla in quanto bisognava completare la bonifica (evidentemente non eseguita appieno prima del 2009) e la Protezione Civile, che se ne fece carico, non compì mai le dovute azioni per mancanza di fondi. In questa situazione la società pensò bene di non versare più i 2 milioni annuali per il mantenimento degli edifici e licenziò i pochi dipendenti sotto contratto: marinai e guardiani. Così, da allora, le strutture sono in rovina.

LA CRICCA DELLA “FERRATELLA” E LE DIMISSIONI DI BERTOLASO

In quello stesso 2010 della comunicazione ministeriale, avvenne qualcos’altro: un’intercettazione, proprio sull’ex Ospedale de la Maddalena, fece definitivamente scoppiare la bufera giudiziaria della cosiddetta “Cricca della Ferratella”. L’indagine era partita da una Scuola per Marescialli dei Carabinieri a Firenze. La costruzione di quest’ultima era stata affidata nel 2001 al gruppo Btp (Baldassini-Tognozzi-Pontello) di Riccardo Fusi.

Cinque anni dopo, però, il Ministero delle Infrastrutture estromise l’impresa per mancanze nel progetto. Allora l’imprenditore si recò a Roma, negli uffici Ferratella, dove ha sede il Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo. Lì lo accolsero i tre citati all’inizio del racconto: Angelo Balducci, Mauro della Giovampaola e Fabio de Santis. Proprio quest’ultimo si vide consegnare nel Natale 2008 49441un costoso orologio da parte di Fusi e del costruttore De Vito Piscicelli (a destra, nella foto ndr) . Poco dopo la Btp riconquistò l’appalto che il ministero le aveva tolto. Dalla ricostruzione di questa vicenda gli inquirenti iniziarono ad indagare facendo aprire ben quattro filoni di inchieste giudiziarie tra: Corte dei conti, palazzo di giustizia di Firenze, tribunale di Perugia e di Roma.

Si scoprì così l’esistenza di una “cricca” dei Grandi Eventi che per anni ha organizzato tutti i sostanziosi appalti di Stato. Secondo il magistrato fiorentino Rosario Lupo il sistema funzionava così: “Angelo Balducci e Fabio De Santis…insieme a Mauro Della Giovanpaola, hanno asservito la loro funzione pubblica in modo totale e incondizionato agli interessi dell’imprenditore Diego Anemone (e non solo). Tale asservimento veniva ben retribuito con vari benefit di carattere economico e non, anche di grande rilevanza patrimoniale: utilità indirizzate o direttamente ai tre pubblici ufficiali o a loro parenti o a soggetti a loro amici”.

Ma nella bufera finì anche Guido Bertolaso. Per lui le retribuzione in cambio degli appalti sembrano essere di tipo sessuale. I magistrati d’accusa, infatti, sostengono che esistevano rapporti di collusione tra il capo della Protezione Civile e Anemone. Si parlerebbe di molte frequentazioni presso il Salaria Sport Village, dove si ritiene che Bertolaso avesse delle relazioni sessuali con escort pagate dall’imprenditore romano. Infatti, dalle intercettazioni telefoniche compiute sul telefono di Bertolaso, emergono frasi come: “Sono Guido, buongiorno… se Francesca potesse… io verrei volentieri… una ripassata“. In modo ancora più esplicito, ci sono le parole per una ragazza brasiliana incontrata (come Francesca) nel centro sportivo. “Mi raccomando… vedi di farle indossare il bikini”, disse Bertolaso. Una volta terminato l’incontro tra i due, il Capo della francesco-maria-de-vito-piscicelliProtezione Civile chiamò l’imprenditore chiedendo aiuto per uscire dalla struttura, oramai chiusa. Anemone lo aiutò invitandolo, però, a ripulire la scena. L’imprenditore era strettamente legato anche a Balducci. I due avevano interessi comuni nella Erretifilm srl, società di produzione cinematografica che aveva come soci la moglie di Balducci (Rossana Thau) e la moglie di Anemone (Vanessa Pascucci).

L’11 aprile 2009, pochi giorni dopo il terremoto, poi, il funzionario chiamò l’imprenditore e gli rinfacciò il grande aiuto di inserire le sue imprese nei lavori di ricostruzione (“Ti rendi conto? Chi oggi al posto mio si sarebbe mosso?) e chiese in cambio una raccomandazione per il figlio (“Tra qualche giorno compie 30 anni e io mi chiedo come padre: che ho fatto per lui? Un cazzo“). Di lì a poco il figlio Filippo trovò lavoro.

L’inchiesta, però, coinvolge molti altri nomi della politica e dell’imprenditoria. Ad esempio, il già citato Francesco De Vito Piscicelli (noto per l’intercettazione in cui ride pesando a quanto guadagnerà nella ricostruzione all’Aquila) che, dopo essersi pentito, ha confermato ai giudici che l’allora capo di Gabinetto del Ministero delle Politiche Agricole, Antonello Colosimo, dispensò appalti per il G8 e le altre grandi manifestazione in cambio di regali e favori. Per tali fatti Colosimo è stato arrestato per concussione.

Sono finiti in carcere anche Balducci, Della Giovampaola, De Santis e Anemone. Cinque sono gli appalti pilotati: lo stadio centrale del tennis del Foro Italico, il nuovo Museo dello sport italiano a Tor Vergata, il completamento dell’aeroporto internazionale dell’Umbria, il Palazzo delle conferenze e la ristrutturazione dell’Arsenale a la Maddalena. Tra gli altri illustri coinvolti c’è addirittura l’ex ministro Claudio Scajola con la famosa questione della casa acquistata per lui “senza che ne fosse a conoscenza” (la cui accusa, però, è finita recentemente in prescrizione). Per l’imputato più noto, Bertolaso, c’è stato, invece, 2351771-bertolasosoltanto un rinvio a giudizio per l’accusa di concorso in corruzione e un’archiviazione sul capitolo della mancata bonifica nel mare della Maddalena.

Appena saputo delle indagini sul suo conto, il numero uno della Protezione Civile tentò di dare – nel febbraio 2010 – prima le dimissioni (respinte dal premier Berlusconi) e poi, a novembre dello stesso anno, scelse di andare in pensione. Al suo posto subentrò l’attuale capo-Dipartimento, Franco Gabrielli.

LE STRUTTURE DE LA MADDALENA OGGI

Il “sistema gelatinoso” ha avuto sull’Aquila e la Maddalena un impatto impressionante. In particolare, per quanto riguarda quest’ultima, si è scoperto che gli appalti erano stati gonfiati del 57% per essere assegnati con facilità ad Anemone ed altri imprenditori. La bonifica sul mare, inoltre, non solo è stata mancata, ma ha comportato un inquinamento perfino maggiore. Le concentrazioni di molecole killer nel bacino dell’Arsenale, infatti, sono nettamente superiori rispetto al periodo pre-lavori. E’ stato così dimostrato che sono state gettate in mare diversi carichi di macerie.

In merito a questo inquinamento uno dei tecnici di un’impresa che lavorò a la Maddalena raccontò al settimanale l’Espresso nel 2010 la sua versione dei fatti: “Più scavavi nel fondale, più trovavi fanghi contaminati e la benna tirava su melma densa come cioccolata e nera come pece. Erano sicuramente idrocarburi pesanti. Hanno deciso di lasciarli lì perché senza la costruzione di una diga ermetica, avrebbero inquinato l’arcipelago. E la costruzione della diga avrebbe fatto perdere tempo e ridotto i margini di guadagno per le imprese. Lo stesso vale per la parte non bonificata del canale e del bacino interno. So 1277304100756_nuvolache la sospensione dei lavori è stata autorizzata da qualcuno dentro al ministero dell’Ambiente”.

Fatto sta che oggi le strutture de la Maddalena risultano abbandonate. Per anni il contenzioso tra Regione Sardegna, Protezione Civile e Mita Resort, provocato dall’insieme delle dinamiche qui presentate, ha lasciato la zona in balìa del fortissimo vento maestrale e del naturale degrado. La chiusura di questo lodo arbitrale, avvenuta pochi giorni fa, con la condanna per la Protezione Civile, potrebbe significare una speranza.

La speranza è che, con l’addio della Mita Resort, la zona possa essere finalmente riutilizzata per il rilancio dell’economia locale. Il problema, però, riguarda sempre la disponibilità economica. Al momento né il Comune, né la Regione, né la Protezione Civile hanno tutte le risorse necessarie per ripristinare la zona. Per quanto riguarda il capitolo bonifica il 10 Aprile di quest’anno è stata firmato un protocollo di intesa tra il Ministero dell’Ambiente, la Regione e il Comune per l’insediamento di un comitato tecnico di coordinamento con un nuovo progetto da realizzare in tempi brevi. Ci vorrà del tempo, però, per constatare se la speranza di oggi possa tramutarsi in completa realtà.

LE COLPE DELLA PROTEZIONE CIVILE
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Alla fine di questo “viaggio” un interrogativo rimane in sospeso: quali sono le colpe della Protezione Civile? Lo spostamento del G8 nel 2009, considerato alla luce della totalità degli eventi ed in particolare della rete della Ferratella, appare terribilmente dannoso. Infatti è in grado di piegare ancor di più l’economia de la Maddalena e far aleggiare, sul G8 all’Aquila, un clima di inutile sfarzo immorale ed ingenti profitti di privati che ha come risultato non investimenti, ma grane per il territorio. L’esempio rilevante è quello citato inizialmente dell’aeroporto di Preturo, trasformato per il G8 e risultato prima inutile e poi dannoso, in quanto contenitore abusivo di scorie radioattive.

E la responsabilità del disastro G8 non può che essere di chi gestiva i Grandi Appalti e dunque della Protezione Civile di Guido Bertolaso. Ma forse se si unisce tale catena di eventi alla gestione post-terremoto a l’Aquila, al di là del singolo Capo-Dipartimento, è proprio il sistema Protezione Civile in sé a rivelarsi profondamente malato.

A sostenere almeno in parte questa tesi è Alberto Puliafito (giornalista, regista e documentarista) autore del libro “Protezione Civile Spa”. Intervistato per Wild Italy ritiene, in merito al fatto se ci possa essere una relazione tra l’inquinamento volontario a la Maddalena e la coppia di eventi spostamento del G8 all’Aquila/acquisto a prezzo svendita degli stabili da parte della Mita Resort, che sicuramente: ”Per Berlusconi e Bertolaso spostare dalla Maddalena all’Aquila era una mossa politica vincente. E’ difficile, poi, andare a dimostrare che c’è un dolo, al limite si può fare un quadro molto ampio, per dimostrare che probabilmente c’è del calcolo”.

Per quanto riguarda la generale politica della Protezione Civile, Puliafito denuncia un sistema dai principi molto discutibili. Infatti nel suo libro descrive la gestione post-terremoto, affidata a quel Dipartimento, quasi come un esperimento socio-mediatico. Tale affermazione si basa su varie argomentazioni quali “la trattazione degli sfollati, chiamati ospiti”, ma subito precisa: “io, da giornalista, sono convinto che l’uso delle parole sia molto importante“. Questa definizione, infatti, implica il procedere contro uno dei compiti fondamentali della Protezione Civile, il ripristino, che “significa mettere le persone in condizione di ripartire da sole“. Questo compito fino a Bertolaso veniva rispettato perché “l’idea della Protezione Civile pre-Bertolaso era quella che le persone utilizzassero le proprie risorse per poter ricominciare”.

tende_emiliaPuliafito sottolinea poi che: “Ci fu un periodo di tempo in cui bisognava presentare i documenti al Capo Campo, che è una figura non normata. C’erano addirittura i regolamenti del campo”.

Questi elementi, insieme ad altri quali: le recinzioni ai campi, l’alimentazione e l’ottimismo forzato, bastano per il giornalista a giustificare l’esperimento. Ma il problema “Protezione Civile” non si ferma qui e non dipende soltanto dalla gestione di Guido Bertolaso.

Il problema principale riguarda, a detta del giornalista, la mancanza di previsione e prevenzione o, almeno, una gestione consona ed equilibrata delle due. “La protezione civile ha quattro compiti fondamentali: prevenzione, previsione, assistenza durante l’emergenza e ripristino”.

Il problema – continua l’autore di “Protezione Civile spa” – è politico: in Italia previsione e prevenzione sono state lasciate sempre più al caso o sempre più abbandonate. La previsione e la prevenzione richiedono un pensiero sul lungo periodo. Infatti dopo il terremoto dell’Aquila molti giornalisti dissero facciamo attenzione a dire che tutte i palazzinari hanno costruito male le case. Si possono prevenire i danni. Il compito della Protezione Civile, nel caso dell’Aquila, non era quello di dire domani c’è il terremoto, ma valutare la situazione e comunicare correttamente. Se non si fa la prevenzione sul territorio è chiaro che qualcosa non andrà. La prevenzione, poi, potrebbe essere una Grande Opera: si potrebbero fare degli studi su quanto smuoverebbe in termini di Pil. Progettare un intervento del genere crea posti di lavoro”.gabrielli_orizzontale_56591

Le “aggravanti” per Guido Bertolaso, invece, si pongono forse sul piano della comunicazione, della sussidiarietà e dell’etica: “Nell’era Bertolaso la protezione civile faceva molta comunicazione di se. C’era addirittura una rivista della protezione civile”, ricorda Puliafito. Inoltre: “Bertolaso e la sua protezione civile dicevano: chi può andarmi contro se ci sono i volontari? Che è un’idea geniale, se ci si pensa” . Dettaglio non di poco conto è, inoltre, la quantità di poteri assegnati a Bertolaso (tra i quali la gestione dei Grandi Appalti) che contribuirono a causare, probabilmente, ciò che Puliafito definisce uno slittamento “dal potere sussidiario definito per legge a quello di sostituzione alle autonomie locali“. Il cambio di gestione Bertolaso-Gabrielli, però, potrebbe aver significato la fine dei mali della Protezione Civile. Riguardo a quest’ultimo punto il giornalista ritiene che l’unica trasformazione a lui visibile concerne l’ambito stilistico-comunicativo (ma non per forza etico): “Si è passati dalla forza di Bertolaso alla sobrietà di Gabrielli“.

Poteva una Protezione Civile con tendenze puramente sussidiarie, un carattere etico-comunicativo più sincero e una forte attenzione per la Prevenzione (che non venga sempre e per forza dopo le catastrofi) impedire o almeno limitare i disastri del G8 e i 309 morti de l’Aquila? A distanza di anni forse sì.

Giacomo Andreoli

Nato a Roma nel 1995, dopo aver conseguito la maturità scientifica, si è laureato in Filosofia presso l'Università degli Studi Roma 3. Articolista di cronaca e politica per il litorale romano, si interessa particolarmente di Ostia e Anzio. Gestisce un blog: https://ilblogdelleidee.wordpress.com/. INTERNI ED ESTERI

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