Eutanasia, cosa prevede la legge all’esame della Camera

Lasciatemi morire! E chi volete voi che mi conforte, in così dura sorte, in così gran martire? Lasciatemi morire» così canta L’Arianna del poeta fiorentino Ottavio Rinuccini abbandonata su un’isola deserta. Ma oggi parliamo di un altro filo. Un filo a cui, spesso, rimane attaccata una vita.

Mina e Piergiorgio Welby. Fonte: www.peacelink.it
Mina e Piergiorgio Welby. Fonte: www.peacelink.it

I casi balzati alle cronache.

Sembra ancora vivo il ricordo di quella notte del 20 dicembre 2006, quando il dottor Mario Riccio sedò Piergiorgio Welby, malato di distrofia muscolare e staccò il respiratore che lo teneva in vita. Nella stanza risuonava la musica di Bob Dylan e il sapore dolce amaro del congedo dalla moglie Mina, dalla sorella Carla e dai compagni di mille battaglie: Marco Pannella, Marco Cappato e Rita Bernardini.

Il 9 febbraio del 2009, dopo l’interruzione della nutrizione artificiale, spirava invece Eluana Englaro, vissuta in stato vegetativo per 17 anni, a seguito di un incidente stradale.

Il 3 marzo scorso, a distanza di quasi dieci anni dal caso Welby, è cominciato, nelle commissioni congiunte Giustizia e Affari sociali della Camera dei Deputati, l’esame delle proposte di legge sul fine-vita. Fra i testi presentati, il ddl d’iniziativa popolare promosso dall’Associazione Luca Coscioni col contributo proprio di Mina Welby.

Cosa prevede la legge.

Il disegno di legge prevede la possibilità per ogni cittadino di «rifiutare l’inizio o la prosecuzione di trattamenti sanitari, nonché ogni tipo di trattamento di sostegno vitale e terapia nutrizionale». Inoltre, «ogni persona – si legge sul testo presentato a Montecitorio – può stilare un atto scritto con firma autenticata […] con il quale chiede l’applicazione dell’eutanasia» nel caso in cui venisse affetto, successivamente, «da una malattia produttiva di gravi sofferenze, inguaribile o con prognosi infausta inferiore a diciotto mesi» e fosse «incapace di intendere e volere o manifestare la propria volontà». Si tratta, in sostanza, del testamento biologico: un documento in cui, in condizioni di lucidità mentale, ciascuno può dichiarare le terapie che intende rifiutare, se dovesse trovarsi incapace di esprimersi, di fronte a malattie irreversibili che costringano a trattamenti permanenti con macchine, o sistemi artificiali, che impediscano una vita di relazione normale.

Il percorso parlamentare.

Dopo le polemiche che hanno investito il primo via libera del Senato al ddl sulle unioni civili, è facile immaginare per questa legge sull’eutanasia un iter travagliato. “Temi etici” è infatti la parola d’ordine che fa alzare gli scudi dei partiti che fanno riferimento all’area cattolica e delle destre, sebbene plausi e veti trovino una certa trasversalità. 

Marco Cappato. Fonte: www.sportcafe24.com
Marco Cappato. Fonte: www.sportcafe24.com

C’è il rischio che il Parlamento non riesca a trovare la convergenza necessaria.

Mostra ottimismo, invece, il radicale Marco Cappato, esponente storico dell’Associazione Luca Coscioni e tra i promotori del ddl. Raggiunto dai nostri microfoni, infatti, dichiara: «È possibile trovare convergenza. Certo, se ci limitiamo a fotografare i rapporti di forza tra i partiti non sarà facile. Il nostro compito è lottare per mutare la realtà istituzionale e rimettere il Parlamento in sintonia con l’opinione pubblica. Noi ci proviamo con la disobbedienza civile e raccogliendo adesioni su eutanasialegale.it. La chiave per ottenere l’obiettivo – aggiunge il membro dei Radicali – è quella dell’informazione: se gli italiani conosceranno il dibattito parlamentare, si farà una buona legge ».

Questioni delicate: dal fine-vita, alle unioni civili, dalla legalizzazione delle droghe leggere a quella della prostituzione. Esiste un principio che lega insieme tutte le battaglie per i diritti civili? «Libertà e responsabilità individuale, contro ogni pretesa di Stato etico – risponde Cappato – ogni limite alla libera scelta individuale dovrebbe essere rigorosamente motivato e ridotto allo stretto necessario. E invece, le leggi italiane continuano a imporre ai cittadini scelte etiche, con pesanti conseguenze per la vita e la salute».

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Marco Cacciato Insilla

Nato a Catania il 9 gennaio 1987. Dopo la laurea in Lettere Moderne, da Catania si trasferisce a Firenze, città in cui vive, e si specializza in Filologia Moderna. A ottobre 2014 sbarca sul web LGBT News Italia, sito d'informazione sul mondo lgbt, di cui è responsabile con lo pseudonimo di Andrea Miluzzo. Come attivista per i diritti lgbt, il 12 marzo 2015 ha dato il via al boicottaggio di Dolce e Gabbana con l’hashtag #BoycottDolceGabbana, rilanciato in pochi giorni dai giornali esteri, e da nomi noti come Elton John, Ricky Martin, coinvolgendo 50,3 milioni di utenti in tutto il mondo. Attivista per i diritti civili e appassionato di Gender and Cultural studies e di Teoria della letteratura. Oltre a scrivere per LGBT News, collabora col quotidiano Sicilia News. COLLABORATORE SEZIONE POLITICA

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