La fotografia che riproduce la pittura: i moderni tableaux vivants

Un tempo, con più recente concentrazione nel XIX secolo, erano di moda i tableaux vivants. Forse qualcuno si ricorderà l’episodio de La ricotta diretto da Pasolini all’interno del film tableaux-vivants-contemporanei-pasolini-la-ricotta-pontormocollettivo del 1963 Ro.Go.Pa.G., in cui venivano riprodotti dai personaggi opere del Pontormo e Rosso Fiorentino. Infatti i tableaux vivants sono proprio quello che l’originale nome francese suggerisce, dei “quadri viventi”, in cui dunque dei modelli o degli artisti teatrali vestiti opportunamente, vanno a ricreare dal vivo la scena di un qualche quadro famoso, senza muoversi né parlare. Quella che si fa rivivere è un’atmosfera, prima compresa poi riprodotta, attraverso pose e costumi.

Nonostante si tratti per lo più di una forma di espressione artistica legata a un retaggio del passato, il piacere del tableaux vivants non è mai scemato del tutto e oggi sembra essere risorto soprattutto sotto altre – più contemporanee – forme. Sono numerosi infatti gli artisti che negli ultimi anni si sono dati alla riproduzione, a volte fedelmente maniacale a volte meno, di quadri noti. Il risultato è un esercizio di stile come un omaggio sentito a grandi maestri del tempo che fu, come pure una giocosa forma espressiva che vuol rivolgersi all’oggi parlando di ieri.

È in questo contesto che si va ad esempio a inserire il progetto artistico della fotografa austriaca Inge Prader, che in occasione dell’evento Life Ball, il più grande in Europa dedicato alla raccolta fondi per le persone affette da HIV e AIDS, ha ideato dei tableaux vivants poi divenuti fotografie, direttamente ispirati o volti a riprodurre alcuni celebri dipinti di Gustav Klimt, tra gli artisti più significativi della secessione viennese. Ecco quindi la copia di Danae, o quella delle tre parti che compongono Il fregio di Beethoven (L’anelito alla felicità, Forze ostili e L’Inno alla gioia) o di Morte e Vita. Si tratta di opere tutte appartenenti al cosiddetto periodo d’oro di Klimt, ricche di personaggi onirici, mitologici o simbolici, in cui sono posti in risalto dettagli sontuosi e baroccheggianti.

Tableaux vivants: Danae di Klimt by Inge Prader

 

Tableaux vivants: Il fregio di beethoven Le forze ostili di Klimt by Inge Prader

 

Tableaux vivants: Morte e Vita di Klimt by Inge Prader

Sulle pagine di Harper’s Bazaar, una serie di incantevoli scatti hanno a loro volta fatto rivivere le celebri ballerine del pittore impressionista Edgar Degas, in una celebrazione dell’amatissimo artista ma anche della modella scelta per interpretare le danzatrici, ovvero Misty Copeland, unica afroamericana ad ottenere il ruolo di étoile nell’American Ballet Theatre di New York. Dietro la macchina fotografica troviamo Ken Browar e Deborah Ory, fondatori del NYC Dance Project, che in questo modo hanno raccontato, intrecciandole, due diverse storie. Quella delle ballerine di Degas, che nei suoi quadri ha celebrato documentandola la bellezza quanto il sacrificio della danza, e quello di chi il ballo lo vive in prima persona, Misty Copeland, che a soli 14 anni è divenuta solista dell’American Ballet Theatre, per finire sulla cover del Time Magazine e la cui storia è stata poi raccontata nel documentario A Ballerina’s Tale di Nelson George.

Tableaux vivants: Misty Copeland diventa una ballerina dei quadri di Degas 3

 

Tableaux vivants: Misty Copeland diventa una ballerina dei quadri di Degas 1

 

Tableaux vivants: Misty Copeland diventa una ballerina dei quadri di Degas 4

 

Tableaux vivants: Misty Copeland diventa una ballerina dei quadri di Degas 2

 

Italiani sono invece Tania Brassesco e Lazlo Passi Norberto, che hanno unito le forze per una collaborazione che vuol riprodurre in chiave fotografiche opere pittoriche, con particolare attenzione a quelle di fine ‘800. Ciò che caratterizza questi lavori è una particolare e quasi maniacale attenzione al dettaglio, dalla progettazione alla composizione, per un lavoro talmente accurato che lo scatto fotografico risulta essere infine solo la parte ultima di un processo molto più lungo e complicato. Ecco allora la riproduzione di After the Ball di Ramón Casas i Carbó, di The Day Dream di Dante Gabriel Rossetti, di Pot Pourri di Herbert James Draper o Sogni di Vittorio Matteo Corcos.

Tableaux vivants: After the ball by Tania Brassesco e Lazlo Passi Norberto

 

Tableaux vivants: The day dream by Tania Brassesco e Lazlo Passi Norberto

 

Tableaux vivants: Pot pourri by Tania Brassesco e Lazlo Passi Norberto

 

Tableaux vivants: Dreams by Tania Brassesco e Lazlo Passi Norberto

 

Un gioco, un piacere, un modo di esprimersi artisticamente, quello di questi tableaux vivants fotografici, che ha poi magnificamente accomunato il popolo di Internet quando, circa cinque anni fa, l’artista e blogger Jeff Hamada ha sfidato gli artisti del web a ricreare sotto forma di fotografie i dipinti dei loro maestri pittorici preferiti. Questa collezione unica, andata sotto il nome di The Remake Project, è stata poi raccolta in un libro intitolato Remake: Master Works of Art Reimagined. Si passa da Gli amanti di Magritte riproposti da Linda Cieniawska a La morte di Marat di Jacques-Louis David rifatta da Adrianne Adelle, da La nave di Dalì di Justin Nunninka a la Donna che piange di Picasso di Frances Adair Mckenzie.

Tableaux vivants: Gli amanti di Magritte riproposti da Linda Cieniawska

 

Tableaux vivants: La morte di Marat di Jacques-Louis David rifatta da Adrianne Adelle

 

Tableaux vivants: La nave di Dalì by Justin Nunninka

 

Tableaux vivants: Donna che piange di Picasso by Frances Adair Mckenzie

La pittura e la fotografia, che per anni si sono “scontrate” nel tentativo di far primeggiare le rispettive qualità, pur alla fine cercando il valore dell’una all’interno nell’altra, negli anni sembrano dunque aver trovato, se non il risolversi delle proprie divergenze, quantomeno un punto di contatto, al tempo stesso storico e contemporaneo.

Una collaborazione affascinante, dal valore didattico ma anche di puro divertissement.

 

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Giorgia Lo Iacono

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA

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