Governo Monti: tre ex ministri “tecnici” nella bufera

Dovevano essere i salvatori dell’Italia, quelli che ci dovevano tirare fuori dal pantano. Il governo Monti (novembre 2011-aprile 2013) è stato l’esecutivo del “fare presto”. Non importa se bene o male. L’importante era fare presto.

A distanza di quasi due anni siamo andati a vedere che fine ha fatto il “dream team” di ministri montiani e, tra nomi ricorrenti, scorgiamo alcuni che sono finiti sotto l’occhio attento della magistratura.

Anna_Maria_Cancellieri_1ANNAMARIA CANCELLIERI.

Il “prefetto di ferro”, Annamaria Cancellieri, sotto la presidenza Monti era ministro dell’Interno (rimarrà anche con Letta a ricoprire il ruolo di Guardasigilli). Nei suoi due incarichi ministeriali è balzata agli onori delle cronache per diversi casi mai del tutto chiariti.

Nel gennaio 2012 rinnova  il contratto di sette anni (fino al 2018) tra il suo ministero e la Telecom per i cosiddetti “braccialetti elettronici” che servono a controllare i detenuti agli arresti domiciliari. Fino a quell’anno, come riporta Vittorio Malagutti su Il Fatto Quotidiano, il progetto consisteva nell’utilizzo di: «Quattordici bracciali al modico prezzo di 81 milioni di euro […]I bracciali entrati davvero in funzione sono solo 14 nell’arco di 10 anni, dal 2001 al 2011. In media fanno 5,7 milioni a pezzo, una spesa da gioielleria di gran lusso».

La decisione della Cancellieri di rinnovare in tutta fretta questa convenzione, è stata giudicata dalla Corte dei Conti non proprio in modo positivo: «ha reiterato (l’aver stipulato la convenzione, ndr) perciò una spesa, relativamente ai braccialetti elettronici, antieconomica ed inefficace, che avrebbe dovuto essere almeno oggetto, prima della nuova stipula, di un approfondito esame, anche da parte del ministero della Giustizia, Dicastero più in grado di altri di valutare l’interesse operativo dei Magistrati, per appurare la praticabilità di un mancato rinnovo». C’è chi dice che questa fretta fosse dovuta al fatto che il figlio dell’allora ministro, Piergiorgio Peluso, ricoprisse un ruolo di alto livello proprio in Telecom.

A marzo scorso, quando ormai è tornata al suo lavoro in prefettura, continua a far parlare di se. L’ex ministro finisce infatti indagata per false dichiarazioni a pubblico ministero. L’accusa sostiene che la Cancellieri abbia mentito nel riferire delle telefonate fatte per far scarcerare Giulia Ligresti.AnnamariaCancelleri

La vicenda viene ricostruita da Ivan Francese, dalle pagine de il Giornale:

«In agosto, quando la Cancellieri non era ancora indagata, il procuratore aggiunto di Torino, Vittorio Nessi, le aveva rivolto alcune domande a proposito delle telefonate con il fratello di Salvatore Ligresti, Antonino, sempre nell’ambito dell’inchiesta su Fonsai: all’epoca al vaglio degli inquirenti c’erano le telefonate di Ligresti, e la conversazioni della Cancellieri con Antonino erano state esaminate solo per questo motivo. L’allora titolare della Giustizia aveva ammesso di aver discusso al telefono delle condizioni di salute di Giulia il 19 agosto, ma rispondendo a una chiamata che aveva ricevuto».

«Ora i tabulati – continua Francese – dimostrerebbero invece che la telefonata era partita proprio dalla Cancellieri. Imprecisioni, omissioni e silenzi che, una volta trasferito il fascicolo dalla procura torinese a quella di Roma per competenza territoriale, hanno portato l’ex ministro a dover rispondere davanti al giudice per le indagini preliminari. Come riporta La Repubblica, pare che i pubblici ministeri si stiano però orientando a chiedere l’archiviazione dell’ex Guardasigilli, sopratutto se, come è probabile, nel contenuto di quelle telefonate non c’è alcuna rilevanza penale, dal momento che l’iter di scarcerazione di Giulia Ligresti non ne sarebbe stato alterato».

Pochi giorni fa arriva l’archiviazione.

CORRADO CLINI.

Il titolare del Ministero dell’Ambiente del governo Monti, Corrado Clini, non si fece “notare” in così tante occasioni ma una volta smessi i panni ministeriali. Il 26 maggio 2014 Ivan Cimarrusti racconta dalle pagine de Il Sole 24 Ore: «A ottobre scorso un corrado_cliniinterrogatorio che per l’ex ministro all’Ambiente Corrado Clini si era “svolto in un clima di fattiva collaborazione e apprezzata cortesia”. Tuttavia, non sarebbe servito a far luce sui 54 milioni di euro di fondi del dicastero “dirottati illecitamente su un conto corrente in Giordania”. Per questo motivo il Nucleo di polizia tributaria della guardia di Ferrara, su mandato della Procura, ha eseguito l’arresto dell’ex ministro e dell’ingegnere che si era occupato del progetto New Eden, destinato al ripristino ambientale dell’Iraq».

Nel concreto sembrerebbe che Clini si sia appropriato di circa 3 milioni di euro, parte di una serie di finanziamenti destinati – come si diceva – al risanamento ambientale dell’Iraq. Vengono disposti gli arresti domiciliari (per approfondire).

Il giorno dopo viene reso noto che anche la Procura di Roma sta indagando su di lui per un’accusa diversa: associazione a delinquere finalizzata alla corruzione.

Passa neanche un mese e a giugno arriva l’accusa di riciclaggio internazionale di denaro, rilanciata da Il Fatto Quotidiano:

«gli viene contestata in Svizzera, per i soldi trovati in un conto cifrato alla Ubs di Lugano. Per questo l’ex ministro Corrado Clini è stato interrogato a Ferrara con rogatoria internazionale richiesta dalla procura di Lugano. L’importo di oltre un milione di euro versato sul conto Ubs gli è già costato l’ordine d’arresto per peculato della magistratura ferrarese, per cui Clini è ancora agli arresti domiciliari […] Nell’aula dell’udienza […] non erano presenti i magistrati dellaCorrado-Clini procura di Ferrara (Nicola Proto e Filippo di Benedetto) che avevano fatto arrestare Clini e che coordinano l’inchiesta ferrarese in merito alla distrazione di soldi dai fondi del ministero dell’ambiente italiano, di cui Clini era direttore generale (sospeso attualmente dall’incarico) in Iraq per il progetto New Eden. La rogatoria internazionale svizzera conferma che al momento quello di Ferrara è il troncone principale delle inchieste a carico di Clini. Nell’inchiesta emiliana Clini è indagato per peculato e anche corruzione, mentre un’altra indagine a suo carico a Roma ipotizza la corruzione transnazionale. Quella svizzera è appunto per riciclaggio».

A luglio il Giudice per le indagini preliminari di Ferrara, in base ai documenti, ordina la sospensione della misura cautelare a carico di Clini e la sua scarcerazione immediata.

Dopo lo stop all’inchiesta di Ferrara, gli atti passano per competenza a Roma, dove a novembre la Procura fa sapere che da peculato, il reato è stato trasformato (derubricato) in corruzione.

Il 12 marzo prossimo l’ex ministro finirà quindi alla sbarra per un processo con giudizio abbreviato. L’ipotesi dell’accusa è che Clini abbia ricevuto una tangente da oltre un milione di euro.

CORRADO PASSERA.

Un tecnico diventato politico. L’ultimo arrivato nel panorama dei leader di partito è Corrado Passera. L’ex ministro delle Infrastrutture, dei Trasporti e dello Sviluppo Economico è da poco infatti il Presidente del suo neo movimento politico: Italia Unica. Anche lui, da quando non è più ministro, è rimasto passerainvischiato in due procedimenti giudiziari.

Il primo: nel gennaio scorso viene ufficialmente indagato dalla Procura di Trani con l’accusa di truffa pluriaggravata. Insieme a Giovanni Bazoli, Presidente del Consiglio di sorveglianza di Banca Intesa Sanpaolo, Passera avrebbe – tra il 2004 e il 2008 – collocato da amministratore delegato una serie di strumenti finanziari sul mercato. Si parlerebbe di una presunta pressione sui dipendenti per far sottoscrivere contratti dannosi per il cliente e favorevoli solo per la banca. A novembre 2014 viene rinviato a giudizio insieme ad altri 15 imputati.

Il secondo procedimento arriva il mese successivo (dicembre 2014) con un altro rinvio a giudizio, questa volta da parte della Procura di Ivrea per i decessi alla Olivetti dovuti all’amianto. Passera in quell’azienda è stato consigliere di amministrazione dal 1990 al 1996 e amministratore delegato dal 1992 al 1996.

 

SE QUESTO ARTICOLO TI E’ PIACIUTO, SOSTIENI WILD ITALY CON UNA DONAZIONE!

Matteo Marini

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Shares