M5S, che tristezza…

R ientri da una birra con gli amici, apri Facebook dal tuo cellulare e compare un post di Roberto Fico, deputato Cinque Stelle e presidente della commissione Vigilanza Rai, che comunica l’intenzione del suo movimento politico di continuare a votare, anche alla quarta votazione per il Presidente della Repubblica, Ferdinando Imposimato.

Per un attimo ti fermi e ripensi un po’ alla tua vita: a quanto hai creduto al cambiamento, a quanto ci speravi e ci hai sperato. A quanto hai goduto, anche quando assieme a Renzi, il Movimento desiderava buttare dalla finestra un sistema marcio fino al midollo, rappresentato da persone tronfie, vuote e consistenti solo in un mondo vacuo.

Quindi fra qualche ora Renzi avrà sistemato anche il Quirinale con un signore, Mattarella, il cui requisito determinante per la sua scelta – checché se ne dica – è il suo assoluto silenzio di questi ultimi anni. Non aver mai strillato troppo contro la corruzione, il malaffare politico, il conflitto di interessi dilagante, il sistema DS-Berlusconi. Per l’ennesima volta, in Italia, vince l’omertà e non la trasparenza. Tutto il contrario rispetto alle parole d’ordine con le quali Renzi si era presentato agli italiani.

E i Cinque Stelle anziché sfidare il PD e SEL, scartando Imposimato e votando Prodi (sperando così che una parte dei democrat possa sfogare nel segreto dell’urna gli odi contro il Presidente del Consiglio, mettendo per davvero in soffitta il patto del Nazareno), si arroccano sull’ex magistrato. Persona perbene, per carità, ma che dà l’alibi ad una classe politica di dire che il Movimento si è di nuovo chiuso a riccio. L’effetto prodotto sarà una politica, la nostra, che continuerà a contrapporsi fra chi fa il pacioccone democristiano (ma arraffone poi nei tavoli dove girano i soldi) e chi invece griderà ai ladri (come se già non sapessimo della loro esistenza). Si procrastinerà così un sistema morto.

Mattarella ha molte cose da spiegare sul suo passato. È stato scelto proprio perché silente, perché parlerà solo ai partiti e non al popolo – così da non oscurare il premier, famelico nel stare sempre in primo piano, probabilmente per riscattarsi dal bullismo subito in gioventù – e permetterà ad ognuno di fare il proprio comodo.

Certamente sarà uno che ritornerà nei perimetri costituzionali, sfondati da Napolitano e da Pertini.

Pietà poi per la cosiddetta minoranza del PD: Fassina come unica argomentazione per il voto a Mattarella, pone l’esser stato ministro di D’Alema (il vecchio amore è sempre quello che ritorna); Bersani idem; Civati cerca di passare da vittorioso, con la scusa di esser stato il primo a chiedere un candidato non Nazareno e quindi il giudice costituzionale non lo sarebbe. Roba da piatto di lenticchie.

Poveri noi!

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Simone Piloni

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.

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