madre! recensione del film di Darren Aronofsky - Wild Italy

Madre! Un’allegoria da fine del mondo per Darren Aronofsky

Madre!  di Darren Aronofsky, con Jennifer Lawrence e Javier Bardem, una complessa opera allegorica dalle mille sfaccettature

madre! recensione del film di Darren Aronofsky - Wild Italy

Una donna viene arsa viva dalla fiamme. Un uomo tiene in mano un diamante che ridà luce e colore alla casa. Una ragazza si sveglia da un sonno profondo cercando qualcuno. Sono queste le apparentemente slegate sequenze iniziali ed enigmatiche di Madre! (2017) il nuovo film di Darren Aronofsky (Requiem For A DreamThe WrestlerIl Cigno Nero) con protagonisti Jennifer Lawrence, Javier Bardem, Michelle Pfeiffer ed Ed Harris, uno di quei registi capaci sempre di innovare il proprio linguaggio filmico, giocando con le aspettative del pubblico e sull’emotività dello stesso.

Con Madre! Aronofsky continua l’impervia strada dell’allegoria come linguaggio cinematografico iniziata a suo tempo con lo sperimentale e posticcio Noah (2014), regalando agli spettatori un’autentica, complessa ed elaborata esperienza cinematografica.

Aronofsky, da sempre abituato a trattare tematiche complesse come la caduta dell’essere umano, e il suo fallimento nella ricerca di un obiettivo attraverso una struttura narrativa ben conclamata – come ampiamente dimostrato in opere di genere come i sopracitati Requiem For A DreamThe Wrestler e Il Cigno Nero, tutte similari a livello di racconto – alza l’asticella e amplia il raggio d’azione con Madre! non soffermandosi soltanto a una reiterata visione pessimistica della vita in soggetti borderline, ma andando oltre e mostrandoci tutto ciò che c’è di marcio nell’umanità.

Sinossi

Quando un celebre poeta (Javier Bardem) e la sua giovane moglie(Jennifer Lawrence) accolgono in casa due ospiti inattesi (Michelle Pfeiffer, Ed Harris), iniziano a verificarsi episodi inquietanti e il loro rapporto idilliaco si trasforma in un incubo infernale.

Una brutale allegoria horror 

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Quella che potrebbe sembrare un’opera misogina che tratta dell’incomunicabilità umana, e di un rapporto uomo-donna dove Lui è l’uomo-padrone e Lei  è l’angelo del focolare de-personalizzato dai desideri artistici repressi, incapace o quantomeno impossibilitata dal prendere decisioni sulla sua vita, è da intendersi una meravigliosa ed estremamente incisiva allegoria con cui Aronofsky scaglia addosso allo spettatore quintali e quintali di vizi, peccati, perversioni e follie di pura malvagità da cui non è facile riprendersi.

Una brutale allegoria horror che Aronofsky riesce a rendere al meglio stilisticamente grazie a una messa in scena asciutta dalla scenografia semplice, valorizzata da una fotografia che gioca tutta su continui conflitti tra luce e ombra in un enigmatico e indecifrabile chiaro-scuro – scaturente una sensazione claustrofobica frutto di continui campi e controcampi di primi e primissimi piani della Lawrence e Bardem, e campi lunghi dell’ambiente bucolico circostante, con cui Aronofsky – grazie anche all’assenza di colonna sonora – sa ben esprimere un costante senso di dispersione e disorientamento nello spettatore.

A questo livello di lettura, Aronofsky aggiunge un crescente senso di separazione nella realizzazione del conflitto scenico, il cui dipanarsi dell’andamento del racconto, porterà a un isolamento progressivo di Lei e del mondo narrativo con cui si relaziona siano essi Lui, gli ospiti insfrattabili o qualunque altro folle evento che Aronofsky ha in serbo per lo spettatore.

Molteplici chiavi di lettura

Per quanto a detta di Aronofsky, Madre! sia un’opera di chiara ispirazione religiosa, non si può non notare come la sceneggiatura posta in essere possa prestarsi a molteplici chiavi di lettura, come una riflessione mordace sul rapporto uomo-donna, o la donna e i ruoli sociali che la società le impone di assumere; nonostante ciò, è bene andare oltre le immagini mostrate, nella crescita di uno spiccato sottotesto dal linguaggio filmico complesso.

Il conflitto scenico posto in essere da Aronofsky va ben oltre l’incomunicabilità uomo-donna, piuttosto una trattazione minimale – in termini filmici – dell‘eterno conflitto Bene e Male, laddove la Lei della Lawrence incarna la bontà e la purezza nel mondo, il Lui di Bardem è la piena espressione della corruzione dilagante, dell’egoismo, dell’edonismo e dell’auto-affermazione; il bambino dato alla luce diventa così – in una chiave di lettura oppositiva a Rosemary’s Baby (1968) di Roman Polanski – l’incarnazione della speranza, del poter ricominciare senza il peccato originale, senza più vizi e perversioni.

Non è un caso infatti, che la macabra e morbosa sequenza della nascita si collochi alla fine di un sorprendente terzo atto, con cui Aronofsky passa in rassegna tutto ciò che attanaglia la società, in una macro-sequenza immaginifica, folle, con cui l’allegoria narrativo-sociale posta alla base di Madre! si realizza, esplode, mostrandosi in una sorprendente – ed enigmatica – ciclicità di racconto.

Un racconto complesso, una pietra miliare della seconda decade degli anni Duemila 

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Criticato, denigrato, fischiato, ma anche apprezzato e (si spera) rivalutato, quella di Madre! è forse l’ultima grande provocazione di un cineasta che negli anni ha saputo sempre avere un occhio di riguardo per la natura umana e i suoi fallimenti.

Stavolta Aronofsky allarga il raggio d’azione e ci presenta non soltanto la caduta negli inferi, risalita, e susseguente ricaduta dei personaggi in scena – piuttosto la realizzazione di un intricato microcosmo della società odierna fatta di corruzione d’animo, di egoismo, di diffidenza e di un continuo stato di violenza reso attraverso la via dell’horror brutalmente allegorico, cucito addosso a una Jennifer Lawrence in stato di grazia.

Quel che resta – giudizi critici a parte – è un’opera a un passo dal capolavoro, che nella sua evidente complessità di linguaggio non la rende di facilissima fruizione, finendo inevitabilmente con il dividere – ancora una volta – critica e pubblico, ma il bello di Madre! è proprio questo.

 

Madre! è disponibile su CHILI distribuito da 20th Century Studios.

 

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Fonte immagini: imdb.com.


About

Nato in Sicilia da madre umana e padre probabilmente alieno, ha un blaster sul comodino e uno zaino protonico dentro l’armadio. Malato cronico di Cinefilia dal 1989, dopo aver passato una vita a studiare i Classici Greci e Latini prima, la Letteratura Russa Ottocentesca poi, e per ultimi i Social-Media e le teorie sociologiche di Marshall McLuhan e Erving Goffman, si trasferisce a Roma per poter finalmente realizzare il suo sogno: vivere di cinema, diventare sceneggiatore e costruire il suo personale Millennium Falcon. COLLABORATORE SEZIONE CINEMA


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