NBA: ecco le finaliste di Conference

Stephen Curry
Stephen Curry

Siamo entrati nel vivo della stagione NBA, dove non c’è più spazio per i calcoli. Anche le semifinali di Conference sono terminate, ora a giocarsi i playoff e l’anello sono rimaste solamente in quattro. Il copione è stato rispettato; sia ad est che ad ovest, nonostante sfide in bilico spesso fino a gara 6 o 7, sono giunte alle finali le prime due teste di serie della regular season: Atlanta e Cleveland da una parte, Golden State e Houston dall’altra. Chi la spunterà? In ogni caso sarà spettacolo.

GOLDEN STATE E GLI SPLASH BROTHERS. 

La squadra di Stephen Curry, l’MVP della regular season, quest’anno ha la grandissima occasione di portare a casa l’anello. E’ una delle franchigie che da più anni lavora con l’ossatura del gruppo per raggiungere questo obiettivo. Il simbolo di ciò è proprio la presenza della stella Curry, fuoriclasse e trascinatore di una squadra giovane e ben oliata. Con Klay Thompson forma una coppia di tiratori devastante, chiamati per questo gli “Splash Brothers“. Entrambi sanno infiammare la Oracle Arena, che da tanti anni aspetta un momento del genere. Inoltre non bisogna dimenticare che i Warriors, insieme ai Cavaliers, sono la squadra che ha giocato meno in questi playoff (10 partite) e che ha riposato di più dalla serie contro Memphis. Ora di contro ha Houston Rockets, la vera sorpresa delle finali, che invece di sangue sul ring ne ha già versato parecchio. Golden State ha tutte le carte in regola per arrivare fino in fondo.

LEBRON A CLEVELAND PER IL TITOLO. 

Lebron James “is back home” la scorsa estate. I tifosi dei Cavs ora gli chiedono solo il titolo. A Lebron James (nella foto, a sinistra) brucia ancora la sconfitta del 2014 in finale contro San Antonio e sa che le sorti di Cleveland passeranno dalle sue mani. La squadra è costruita per vincere e l’infortunio di Love, dato anche l’andamento della stagione,può anche non rivelarsi un aspetto negativo. James, d’altro canto, è stato il giocatore senza dubbio più determinante delle prime due serie di playoff, trascinando anche il Lebron Jamessuo allenatore alla finale di Conference al suo primo tentativo. Proprio coach Blatt, dopo un’infinita carriera in Europa, ora deve dimostrare di essere all’altezza delle situazione anche in NBA. Con le figurine Cleveland è forse un gradino sopra alle altre. In qualunque modo la si voglia mettere però, ancora una volta sarà Lebron a influenzare gli equilibri. In quest’ultima serie, che vede i Cavs contro Atlanta, probabilmente il fattore campo è l’ultima variabile da prendere in considerazione.

GLI HAWKS METTONO PAURA. 

Atlanta arriva alla finale dopo un’annata pazzesca; chiusa la regular season al primo posto a est con un dominio assoluto (di gran lunga superiore anche a Cleveland), la squadra di coach Budenholzer è quella maggiormente migliorata dal 2014. I playoff, però, sono un’altra storia. Sia contro i Nets che contro Washington Wizards, infatti, gli Hawks hanno rischiato di uscire dalla carreggiata, dimostrando di essere una di quelle squadre che se non gira il gioco ha difficoltà a portare a casa la partita. D’altronde Atlanta è riuscita ad arrivare fin qui proprio grazie alla forza del gruppo, caratteristica principale, dimostrando che anche senza una stella “glamour” si può puntare in alto. Badate bene,  giocatori forti e all’altezza ci sono; da Teague a Millsap, passando per Horford e Korver, si parla di fenomeni. Il bandolo della matassa però, come scritto sopra, rimane sempre Lebron James e la capacità di Atlanta nell’arginarlo. Probabilmente questa è la serie più affascinante anche sotto questo aspetto, vale a dire difesa, marcature e strategia. Se vogliamo, Budenholzer contro Blatt, due allenatori molto differenti ma che si affacciano entrambi per la prima volta da head coach in una finale di conference.

HOUSTON SENZA NIENTE DA PERDERE. 

Houston è un po’ la sorpresa di queste finali. La banda trascinata da James Harden, nonostante una buonissima regular season, non era considerata dai più come una Atlantacandidata per il titolo. Il solo fatto di avere in squadra gente come Howard, Ariza, Smith e compagnia bella (oltre ad Harden, naturalmente) non giustifica una garanzia di successo. Delle quattro, i Rockets sembrano la franchigia che ha più punti deboli ma, al tempo stesso, quella con meno da perdere. E in tutto ciò, inoltre, il morale e le motivazioni possono spostare gli equilibri. A Houston infatti, dopo aver vinto una serie insperata contro i Clippers, che vedeva i Rockets sotto 3 a 2 e con 18 punti da recuperare al termine del terzo quarto di gara 6 (praticamente un piede nella fossa, cestisticamente parlando), è inevitabile che le convinzioni e le motivazioni siano balzate alle stelle, smorzando anche eventuali pressioni negative. Curry e company sembrano un ostacolo insormontabile, ma in questa serie difficilmente scarseggerà lo spettacolo.

Per ora si è concluso solo il primo atto delle finali. A “Gara 1” giocata, a est è avanti Cleveland (ribaltato il fattore campo con vittoria esterna) mentre a ovest conduce Golden State. Ma siamo solo all’inizio.

 

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Emanuele Di Baldo

Classe 1992, originario di Albano Laziale, consegue la maturità scientifica nel 2011 e nello stesso periodo inizia a collaborare con varie testate di livello locale. Sempre dal 2011 studia "Lettere Moderne" all'Università La Sapienza di Roma e diventa speaker ufficiale e blogger della web radio www.radioliberatutti.it, nella quale conduce un programma sportivo, a cadenza settimanale, dal nome "Sport 43". Dal 2013 scrive periodicamente per giornali cartacei come "VelletriOggi", "Il Corriere Tuscolano" e "Il Caffè dei Castelli Romani", con articoli che variano dalla cronaca all'attualità, dallo sport alla politica, passando per cultura e spettacolo. Appassionato, a volte maniacale, di sport, cinema, musica e motociclette, è cresciuto con la voglia di scrivere di ciò che più lo attira. VICEDIRETTORE DI WILD ITALY

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