OOPArts: il grande disco d’esordio degli Out Of Place Artifacts

Gli Out Of Place Artifacts presentano OOPArts, loro disco d’esordio.

A un primo ascolto siamo davanti a un lavoro dal sapore New Wawe miscelato con l’indie rock e il pop dal sapore internazionale; un composto omogeneo di diverse sonorità che Out Of Place Artifactsattingendo al noise rock ci trasporta su composizioni orchestrali che – pur restando classiche – si spingono verso sfumature moderne, sperimentando soluzioni armoniche ampie e avvolgenti.

Apre il disco Little Boy che, dopo un intro dal tiro rock, riporta l’ascoltatore su un sound più classico con pianoforte e voce. Il brano inizia a crescere gradualmente introducendo uno alla volta i vari strumenti e porta alla luce il succo degli Out Of Place Artifacts: un lavoro dal tiro indie rock che non rinuncia a momenti più “intimi” e sonorità molto ricercate, come il gioco a due violino e pianoforte.

Vetiver segue la via della ballad dal sound classico e delicato giocata su pianoforte, voce e una grande interpretazione del violino. La ritmica e il resto degli strumenti più “elettronici” restano soffusi, quasi in disparte, lasciando il grosso del lavoro alla delicatezza soffusa ma grintosa di violino e tastiera. Bello il crescendo del pezzo che carica bene il tappeto sonoro e lascia spazio a questo breve solo. Una grande prova per gli Out Of Place Artifacts che hanno portato alla luce un pezzo lieve eppure grintoso e avvolgente.
Un brano dal tiro rockeggiante eppure molto lirico, degno dei più grandi tentativi di miscelare il rock e la musica orchestrale.

Red ha un andamento più dritto, più rock per certi versi , ma senza rinunciare al sound orchestrale che fa da colonna portante per le composizioni della band. Molto intrigante questo tappeto sonoro affidato a pianoforte e violino che sorregge la metrica dritta del rock e la impreziosisce con linee melodice ben congegnate, molto calde e ricche di sfumature.

Ballantines 12 è una sorta di rock country orchestrale dal sapore acustico e dalle sonorità molto aperte. Un bel pezzo incalzante che trascina l’ascoltatore in questo sound che non può che riportare alla mente la musica tradizionale made in USA, ma con il carattere e l’identità forte degli Out Of Place Artifacts. Anche in questo caso troviamo un bel tappeto sonoro che tra l’irish e il country lascia il campo libero al violino e al pianoforte, che danno vita a un qualcosa di incredibile. Uno dei migliori pezzi del disco.

Dorotea ha un andamento allegro che rimanda alla mente quei jingle pop fatti per pubblicizzare qualcosa in tv o in radio. Interessante la scelta di questo genere di composizioni (notoriamente con poche pretese ed estremamente melodiche) arricchite però da un grande lavoro di violino e pianoforte/synth. Una sorpresa per chi ascolta il disco, indubbiamente nessuno si aspettava un pezzo pop scanzonato eppure di buona fattura. Tanto di cappello agli Out Of Place Artifacts che riescono a rendere interessante anche gli arrangiamenti con “meno pretese”.

Chiude il disco Internoise, un brano che ci riporta sulle sonorità iniziali di OOPArts. Anche qui siamo davanti a un rock dai toni ampi e orchestrali, con un tappeto sonoro corposo e avvolgente e una serie infinita di sfumature sonore dosate alla perfezione. Una chiusura più classica per gli Out Of Place Artifacts che tornano su quello che gli riesce meglio. Interessante il cambio di registro a metà del brano che lascia spazio al pianoforte, che gradualmente cresce di potenza fino all’esplosione rockeggiante con tanto di solo finale. Bel pezzo, forse un po’ lunga la parte strumentale ma di sicuro non ci si annoia ascoltandolo.

Gli Out Of Place Artifacts sono una realtà musicale molto particolare che va a “insinuarsi” tra il rock e l’indie ma senza effettivamente farne parte completamente. La scelta di una formazione così particolare fa in modo che le composizioni risultanti siano altrettanto particolari, ed è proprio questa la punta di diamante di questa band: il proprio carattere e la propria identità.

OOPArts è un disco molto interessante che arriva in un momento (forse) un po’ di crisi per l’indie (qualsiasi cosa voglia dire) e riesce a portare fuori il meglio e, cosa ancor più importante, riesce a distinguersi dalla massa di lavori similari e poco ricercati.
Gli Out Of Place Artifacts meritano l’ascolto perché hanno tantissime grandi idee e tutte le carte in regola per trovare il proprio posto nel panorama musicale.

 

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Mirco Calvano

La musica è la mia passione: sul palco dietro una batteria e sotto al palco in un mare sterminato di dischi. Laureato in Letteratura, Musica e Spettacolo e in Editoria e Scrittura a La Sapienza di Roma, passo il mio tempo tra fogli bianchi, gatti e bacchette spezzate. CAPOSERVIZIO MUSICA

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