#ParisAttacks, voci dall’Università di Tor Vergata

È passato poco più di un mese da quella notte surreale del venerdì 13 novembre che sconvolse Parigi, la Francia e il mondo intero. Quella notte le vite di 130 persone, per la maggior parte giovani, vennero spazzate via dai colpi di kalashnikov di un gruppo di personaggi, sostenitori di Al Qaeda e dello Stato Islamico, che facciamo fatica a chiamarli umani. Quella notte la metropoli ai piedi della Torre Eiffel, dopo la strage alla redazione di Charlie Hebdo e quella al supermercato Hyper Cacher di inizio 2015, piomba nuovamente nel terrore, in quello che è definito come il più sanguinoso attentato terroristico che il territorio francese ricordi dal secondo Dopoguerra.

A distanza di un mese Parigi è una città ancora avvolta da un velo di tristezza, ancora troppo scossa per scacciare la paura e troppo impegnata a cercare delle risposte e a farsi delle riflessioni. Le ferite, però, quelle rimarranno e si rimargineranno solo con il tempo. In questo articolo, oltre a rinfrescarvi la memoria su quanto accaduto quella notte, vogliamo dare spazio ai pensieri degli studenti universitari di Tor Vergata proprio su questo argomento.

BREVE RICOSTRUZIONE DEI FATTI

Mappa attentati Parigi

Sono le ore 21.20. Gli occhi della Francia sono tutti puntati sullo Stade de France, in zona Saint Denis (siamo a nord di Parigi), dov’è in corso l’amichevole di calcio fra la Nazionale transalpina e la Germania. Presente in tribuna anche il presidente François Hollande. All’improvviso all’interno della struttura si sente un botto sordo. In un primo momento si pensa allo scoppio di petardi proveniente dagli spalti. Tutt’altro. È un kamikaze che si è fatto esplodere a ridosso dei cancelli dopo che gli addetti ai controlli gli avevano negato l’accesso per via della sua cintura esplosiva. Solo in seguito si scoprirà che, oltretutto, era in possesso del biglietto d’ingresso. Bilancio: una vittima, un malcapitato passante.

Contemporaneamente nel centro della città un commando di attentatori, chi a bordo di una Seat nera e chi sparso in diversi punti, entrava in azione. Siamo Bataclannel XII Arrondissement, tra Rue Bichat e Rue Alibert. Qui i killer, armati di kalashnikov, sparano all’impazzata contro i ristoranti Carillon e Le Petit Cambodge. Bilancio: 15 vittime e 10 feriti. Mentre allo Stade de France la partita prosegue si avverte un’altra esplosione nei pressi dell’impianto: un secondo kamikaze, infatti, ha azionato la propria cintura esplosiva e si è fatto saltare in aria. Hollande viene informato ed allontanato per ragioni di sicurezza. Negli stessi minuti nell’XI Arrondissement, all’incrocio tra Rue de la Fontaine e Rue Faubourg du Temple, il gruppo di terroristi mette in atto una sparatoria contro il bar Bonne Biere e il ristorante italiano Casa Nostra. Bilancio: 5 morti e diversi feriti.

La terribile sequenza di azioni omicide si sussegue per ore e ore con la sparatoria avvenuta in Rue de Charonne, vicino al ristorante La Belle Equipe (bilancio: 19 vittime), l’ennesimo attentato suicida su Boulevard Voltaire e il terzo in zona Stade de France dove la partita si stava avviando verso la conclusione (con il panico che nel frattempo si era alimentato all’interno dell’impianto e con gli spettatori riversati sul campo da gioco al fischio finale) fino alla più cruenta mattanza avvenuta al teatro Bataclan alle ore 21.50 dov’era in corso il concerto del gruppo californiano Eagles of the Death Metal. Qui il bilancio è pesantissimo: 89 vittime (fra cui la nostra connazionale Valeria Solesin) e numerosi feriti. Solo il blitz delle forze speciali di polizia, poco dopo la mezzanotte, ha evitato il dilungarsi della carneficina all’interno dell’edificio con l’eliminazione di uno dei tre attentatori (gli altri due si sono fatti esplodere). Hollande nel frattempo annuncia lo stato di emergenza su tutto il territorio e la chiusura temporanea delle frontiere. Ma il bilancio è drammatico: 130 vittime e più di 300 feriti. In seguito la rivendicazione, sul web, da parte dell’Isis.

LE OPINIONI DEGLI STUDENTI DI LETTERE E FILOSOFIA

Noi di Wild Italy, in questo mese, ci siamo occupati in lungo e largo degli attentati avvenuti a Parigi spingendoci anche oltre e andando a raccontarvi in prima persona il clima che si respirava in quei giorni nella Capitale francese. Parallelamente a ciò abbiamo voluto recarci all’Università di Tor Vergata, e nello specifico nella facoltà di Lettere e Filosofia, dove abbiamo voluto testare il livello di informazione degli studenti dei vari corsi, raccogliendo opinioni ed impressioni riguardo i terribili fatti di quel 13 novembre. Ebbene, ognuno di questi ragazzi ha dato alla luce versioni che effettivamente ci hanno sbalordito, specialmente quando viene chiesto loro un giudizio sugli attentati.

Lettere Tor Vergata-2Per Maurizio (studente di Scienze dell’Informazione, della Comunicazione e dell’Editoria) questi fatti “sono avvenuti per colpa di estremisti e raffigurati come successo con le Brigate Rosse negli anni ’80, ovvero colpire non gli oggetti ma i movimenti. Di certo, però, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio perché queste sono persone che si discostano dall’Islam e dalla sua legge, è normale che non può essere seguita da tutti. L’Isis? E’ un’organizzazione estremista molto spinta dai problemi che ci sono in Siria, come Assad, che reprimendo anni fa con le manifestazioni belliche che uccisero migliaia di civili ha anche dato modo alla nascita di questi gruppi contro il regime. Isis che, peraltro, vuole apparire sui giornali per incutere timore, cosa che non avviene in Siria ma che si presenta in forma più sostanziosa dove le notizie hanno un certo risalto, cioè nei paesi occidentali”.

Non meno riflessivo è Leonardo (laureando nel corso di Letteratura italiana, Filologia moderna e Linguistica) che definisce questi attentati “gravi ma da indagare a fondo. L’integrazione dei musulmani che c’è in Francia è diversa rispetto in altri paesi, è un po’ sospesa a metà e non deriva dall’esterno. È un attacco che si appoggia all’interno della città da gente disponibile a fare certe cose”. Nessun dubbio per quanto riguarda l’Isis: “E’ l’Islamic State of Iraq and Siria. Sono fondamentalisti islamici diversi da Al Qaeda. Mentre quest’ultima voleva fare una guerra di dimensioni gigantesche, loro si accontentano di attacchi mirati, isolati ma ben più gravi. Stanno costituendo uno stato portando avanti questa loro teoria con la convinzione che si possa sviluppare”. Opinioni più superficiali, invece, per le studentesse.

Per Elisa (Progettazione e gestione dei sistemi turistici) l’attentato è stato “terribile, perché è stata colpita la libertà delle persone nel loro momento di svago. Ad opera dell’Isis, un’organizzazione di religione estremista non territoriale”.

Più sintetica la sua compagna di corso Maria che, nel vedere le immagini degli attentati, ha “provato schifo. Siamo arrivati all’apice del terrorismo. L’Isis ha diversi punti di vista: per molti è un’organizzazione di fanatici, per altri un’organizzazione di musulmani estremisti e per me è una via di mezzo”.

Opinione affilata, invece, per l’altra loro collega di corso Maria Elisa che prima definisce “brutto” l’attentato poi rincara la dose: “del resto la Francia, un po’ come la Russia, se l’è cercata dal momento in cui i francesiLettere Tor Vergata hanno attaccato per primi la Siria. Nonostante il tam tam mediatico e social su Parigi, a chi pensa ai civili della Siria? Il clou del terrorismo credo che stia tutto lì”.

C’è chi, invece, come Daniele (Scienze della Comunicazione) va a scavare nelle radici: “è un grave attacco ai paesi democratici dell’Occidente, ma credo che sia stata la mossa degli islamisti jihadisti in Europa che da anni continuano con attacchi in Africa e Medio Oriente. Se infatti guardiamo indietro vediamo che è accaduto anche con le milizie di Boko Haram. Quello che è vero è che questi jihadisti hanno un gran bisogno di essere messi al centro dell’attenzione”. Riguardo l’Isis: “è un’organizzazione estremista jihadista terrorista che ha l’obiettivo di riunire tutti i musulmani sotto l’egida di un solo stato pretendendo il riconoscimento di un popolo partendo da zero”.

Se la prende con il mondo dei media e del giornalismo in generale Giuliano (studente di Archeologia) affermando che “i giornalisti, quelli veri, sono rimasti pochi. Ormai la notizia è quella che va più di moda, perché in Italia dopo gli attentati a Parigi si è parlato fin troppo della ragazza italiana rimasta uccisa. Per quanto mi riguarda non guarderei mai al singolo ma alla collettività”. Idee chiare sull’Isis: “è nato dall’odio che si è sempre creato e che è andato a maturare già a partire dal secondo Dopoguerra”.

Di gran lunga più polemico è il suo collega di corso Andrea: “questi attentati fanno più scalpore di quello che dovrebbero essere, perché anche noi occidentali facciamo le stesse cose lì. E come pensavamo che non sarebbe potuta esserci una reazione da parte loro? Questo è lo scalpore.Ci preoccupiamo delle vittime di Parigi quando poi, dopo i bombardamenti del giorno successivo in Siria, nessuno ha fatto cenno alle persone uccise in quei posti.” Traspare del complottismo, invece, nella definire l’Isis: “è un’associazione di fondamentalisti islamici fondata da…gli americani? Credo sia un qualcosa creato ad arte per portare scompiglio in Occidente ma che è sfuggita di mano”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Matteo (studente di Lingue e Letterature Moderne) che grida allo “scandalo, non per gli attentati in se, ma per il modo in cui sono stati pubblicizzati. Nel senso che l’attacco all’Occidente è stato visto come un qualcosa di gigantesco quando in realtà c’è una guerra in Medio Oriente che va avanti addirittura dal 2003 ma che non viene raccontata”. E aggiunge: “se vogliamo essere tutti uguali perché abbiamo dato più risalto a questa cosa rispetto ai bombardamenti dei francesi il giorno dopo? Chissà in Siria quanti civili siano stati uccisi: le cose o le vivi e le sai o non le sai LF-esterni_10e basta!”. Sull’Isis: “è uno stato autogestito. Non essendo una persona complottista posso affermare che si tratta di un qualcosa di economico. La guerra è da sempre è un business, la religione è solo uno specchietto per allodole. Nonostante ciò è l’esasperazione del conflitto che c’è da troppo tempo”.

CONCLUSIONI

Non ci siamo fermati solo alle impressioni di questi studenti riguardo agli eventi ma abbiamo chiesto quale potrebbe essere per loro la soluzione per risolvere definitivamente questa situazione. Idee chiare per Maurizio: “come prima cosa risolvere la questione di Assad. Poi, una volta ricostruito il governo in Siria, togliere ed eliminare questi estremisti”. Leonardo: “di certo non con i bombardamenti. Bisogna essere più aperti nei confronti dell’integrazione e poi bisogna smettere di distribuire armi come fossero cioccolatini. Senza armi probabilmente questi personaggi verrebbero con i bastoni e le cose andrebbero sicuramente in modo diverso”. Risposta secca ma ricca di significato per Elisa secondo la quale “la guerra non porterebbe a nulla”. Questa, invece, la ricetta di Giuliano: “cambiare le cose a livello radicale in tutto il pianeta. Già l’esistenza degli stati è una limitazione culturale. Bisogna rendere regolari tutti gli esseri umani”. Daniele: “io partirei da un’operazione di intelligence che vada a stanare le cellule jihadiste in Europa, a parte quelle in Medio Oriente che, a mio avviso, sono abbastanza organizzate con le loro roccaforti”. Impronta più umanista, invece, per Matteo secondo cui “ogni uomo dovrebbe essere lasciato vivere tranquillamente. Non bado alle culture ma alle persone. Da come è stata dipinta sarebbe fin troppo facile dire che l’unica soluzione è ucciderli tutti e vivere felici e contenti. Sarebbe bello, invece, trovare un compromesso”. La soluzione di Andrea: “magari un confronto. Però sono troppo sicuro che non potrebbe mai avvenire perché non è nell’interesse di nessuno”. Zero idee, infine, per Maria e Maria Elisa.

Opinioni lucide, molto saccenti e mai contraddittorie. Il livello d’informazione degli studenti dell’Università di Tor Vergata (che ringraziamo per la gentilezza e la disponibilità a cui si sono offerti all’intervista) riguardo questa delicatissima vicenda non delude e rispecchia, in larga scala, il pensiero dei giovani italiani. Giovani italiani comunque solidali con i loro fratelli francesi, la Generazione Bataclan.

SE QUESTO ARTICOLO TI E’ PIACIUTO, SOSTIENI WILD ITALY CON UNA DONAZIONE!

Valerio Pizziconi

Nato a Roma nel 1989. Dopo aver conseguito la maturità in ragioneria, vista la sua passione per la scrittura frequenta la facoltà di Lettere e Filosofia all’Università di Tor Vergata con indirizzo lingue straniere abbandonando, però, gli studi dopo tre anni. Nel 2013 un'enorme opportunità bussa alla sua porta: quella di scrivere per un giornale. Inizia così una collaborazione con Il Corriere laziale, occupandosi principalmente di calcio giovanile e dilettantistico locale. Fra le sue passioni, oltre alla già citata scrittura, spiccano la poesia, la musica folk e i viaggi. Dal 18 giugno 2015 è iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti del Lazio. COLLABORATORE SEZIONE CRONACA E POLITICA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares