Presidenziali Usa 2016: intervista ad Antonio Carlucci

Candidature in vista all’ombra della Casa Bianca. Anche se mancano ancora diversi mesi al rinnovo della presidenza Usa, all’orizzonte si scorgono i primi passi in avanti, le prime dichiarazioni di voler correre a quelle che saranno – il prossimo anno – le primarie del partito democratico e repubblicano. Tra tutti i nomi usciti fino adesso, a spiccare è senz’altro quello dell’ex Segretario di Stato Hillary Clinton, che ritenta la corsa per la White House 7 anni dopo. Molti sono però gli sfidanti e per capire qualcosa di più sui loro profili abbiamo contattato Antonio Carlucci, giornalista del settimanale l’Espresso dal 1994 con tre anni (1997-2000) come corrispondente a New York. Dal 1° gennaio del 2009 Carlucci è tornato a vivere e lavorare nella Grande Mela per raccontare l’America di Barack Obama.

Hillary Clinton
Hillary Clinton. Fonte: primocanale.it

La prima sensazione che ho avuto quando si sono cominciate a delineare le prime candidature è il rischio di riproposizione di un vecchio scontro tra due famiglie molto importanti: i Clinton e i Bush. Mi riferisco, ovviamente, alla candidatura di Hillary Clinton e a quella (probabile) di Jeb Bush

Non so se ci sarà alla fine questo scontro ma è una delle ipotesi. Sono due dinastie politiche, ormai e quindi giocano quello che è il loro ruolo

Obama, parlando della Clinton, l’ha dipinta così: «è stata un segretario di Stato eccezionale». Lei quale opinione si è fatto invece sul suo operato?

Sicuramente la Clinton ha fatto un buon lavoro come Segretario di Stato. E’ stata, come sempre in vita sua, molto solerte nel suo lavoro. Basterebbe vedere il numero di viaggi e di paesi visitati per capire come si sia spesa, e non poco, per l’amministrazione Obama. Di sicuro non è stata un Segretario di Stato artefice di nuove idee o non ha portato a casa grandi accordi o grandi trattati. Ha vissuto, di fatto, all’ombra delle scelte della politica di Obama che erano scelte soprattutto di politica estera relativa alla guerra, situazione ereditata da Bush. Il giudizio complessivo comunque è positivo.

Quella della Clinton inoltre è una candidatura che sembra essere messa in dubbio dal cosiddetto scandalo delle mail

La questione delle mail non finirà a breve e andrà avanti molto probabilmente per tutta la campagna elettorale e alcune questioni serie, dettagli importanti ci sono. Sostanzialmente il fatto di inviare mail di lavoro dall’indirizzo personale nasconde un vecchio vizio di Hillary Clinton di sentirsi al di sopra delle regole, di non voler essere controllata e ciò gli porterà sicuramente dei problemi nel corso della campagna. Ci sarà infatti la verifica di quante mail sono state inviate, di quante sono state distrutte e perché.

Competitor della ex first lady è il 74enne Bernie Sanders, che si definisce “socialista democratico”

In tutte le campagne elettorali americane c’è sempre stato un soggetto “curioso”. Questo senza dubbio lo è. Non credo che abbia nessuna possibilità di andare lontano, di fare molta strada. Neanche nelle primarie. Quella di Sanders però è una candidatura che raccoglie una piccola fetta di questo paese, quella fetta “liberal” nel verso senso della parola.

Dall’altra parte, invece, nel partito repubblicano, mi incuriosiscono le candidature di Ted Cruz e Marco Rubio i quali, per le loro origini, fanno riferimento alla cosiddetta area latinoamericana dell’elettorato

La comunità latinoamericana sarà fondamentale nello scontro finale più che nelle primarie, come lo è stata nelle precedenti elezioni quando Obama ha raccolto la maggioranza dei voti dei latinos. I due candidati fanno riferimento sì a quest’area, anche se Rubio fa capo maggiormente a quella cubana, tanto è vero che si presenta come un figlio di Cuba che potrebbe arrivare alla Casa Bianca. Ad essere sinceri tutti vanno un po’ dietro ai voti dei latinos. Lo stesso Jeb Bush, che ancora non ha dichiarato di voler partecipare a queste primarie, è l’uomo più forte dei repubblicani in questo senso perché parla correttamente lo spagnolo, ha sposato una cittadina messicana (poi naturalizzata americana) e rappresenterebbe quindi un grosso fastidio per lo sfidante democratico che si troverebbe a fronteggiare.

Antonio Carlucci
Antonio Carlucci

Cruz e Rubio, comunque, pur essendo vicini al Tea Party, hanno idee politiche molto diverse. Ted Cruz quando ha dichiarato di voler correre in questa competizione elettorale ha tenuto un discorso per nulla convincente, positivo. Ha solo elencato ciò che voleva fare anteponendo “Sogno un’America che…”, infilandoci anche come desiderio la cancellazione dell’agenzia che si occupa di riscuotere le tasse.

Il terzo sfidante repubblicano è Rand Paul, senatore che si è reso noto – nel 2011 – per aver votato contro la legge sui tagli di bilancio, che prevedeva una riduzione di 4 miliardi di dollari dal budget e cercava di evitare il blocco delle attività amministrative degli Stati Uniti

Rand Paul è un candidato che si farà notare perché porta dentro di se delle novità del conservatorismo americano che potrebbero colpire molto gli elettori. Batte, per esempio, sul tasto dell’isolazionismo, nel senso che è un uomo che pensa che l’America debba fare tutto dentro casa propria e questo atteggiamento può suscitare delle simpatie anche nella working class che vota qualche volta democratico. Ha delle venature radicali e libertarie che possono piacere ai giovani, infatti la sua base è soprattutto composta da elettori che vanno dai 18 ai 26 anni. Paul, inoltre, interpreta la linea dei Tea Party non in maniera stupidamente destrorsa e quindi può essere un competitor, all’interno della corsa per le primarie repubblicane, molto interessante. Vedremo.

 

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Matteo Marini

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.

Un pensiero su “Presidenziali Usa 2016: intervista ad Antonio Carlucci

  • 7 Febbraio 2017 in 6:50 pm
    Permalink

    Letta a due anni di distanza e al netto dell’elezione di Trump quello che sostiene Carlucci è profetico.

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