Revolution Radio, un disco in pieno stile Green Day con qualche sorpresa

Il nuovo disco dei Green Day, uscito il 7 ottobre scorso, è un ottimo lavoro. Inutile girarci troppo intorno, quando un disco già al primo ascolto ti lascia un motivetto da cantare o un ritornello nella testa, vuol dire che è stato fatto bene. Ed è Green Dayquesto ciò che succede ascoltando Revolution Radio, vuoi per quei singoli come “Bang Bang” e “Revolution Radio” appunto, che sono già da un po’ di mesi nei palinsesti di tutte le stazioni radio, vuoi perché un gruppo che sa fare musica nella confusione musicale attuale, spicca tra gli altri e si fa apprezzare facilmente.

REVOLUTION RADIO E LO STILE GREEN DAY

Revolution Radio è il dodicesimo album della band americana, composto da dodici tracce e uscito esattamente dodici anni dopo il loro capolavoro “American Idiot”. Numeri casuali indubbiamente, ma che nel complesso forse vogliono aprire a quello che probabilmente sarà un album di transizione verso qualcosa di nuovo.

A quattro anni dalla quantomeno controversa trilogia “Uno!”, “Dos!”, “Tré!”, la band californiana ritorna in vetta alle classifiche con un album con molti spunti da analizzare. A partire dal titolo Revolution Radio, che sta a testimoniare un momento di riflessione ed analisi interna alla band e nei confronti del mondo che li circonda, probabilmente stimolata dalle vicissitudini che li hanno afflitti in questi ultimi anni, come i problemi di disintossicazione del cantante Billie Joe Armstrong. Un tentativo di cercare qualche risposta alle domande che ci affliggono e agli eventi che accadono intorno a noi.

Punk rock, ballate, testi malinconici e attivi socialmente, alcool, droghe, amore e guerra, lo stile Green Day emerge in tutto il suo fascino e la sua peculiarità, quel punk rock che dal 1986 riempie di energia le camerette dei più giovani, che viene riconosciuto ed apprezzato anche dai più grandi. Ma Revolution Radio non è solo questo, c’è anche tanto materiale nuovo, tanti tentativi musicali più o meno riusciti destinati a fare da apripista a qualcosa di nuovo e un lato b decisamente particolare.

L’ALBUM, TRACCIA DOPO TRACCIA

L’album si apre con “Somewhere Now”, una traccia inizialmente lenta e malinconica che prende poi tutta l’energia della band con un sound che apre la strada alla doppietta che segue, che è sicuramente ciò che di meglio bang-bangha da offrire questo album. Un ottimo inizio.

Poi abbiamo “Bang Bang”, energica, potente, punk e con un testo semplice da ricordare. Serve altro? Particolare il secondo riff con un cambiamento di ritmo e di stile, che va a chiudersi con una doppia ripetizione finale del ritornello. La più bella.

La terza traccia è “Revolution Radio”. Questa title track fa il suo dovere, trasmettendo in pieno lo stile dell’album e capace di rimanere in testa grazie alla sua orecchiabilità e al testo molto semplice che la caratterizza (“…operation no control and the headline my love’s bullet proof…”).

La traccia numero quattro è “Say Goodbye” e rappresenta un po’ di meritata tranquillità dopo le due energiche tracce precedenti. E’ il brano forse meno piacevole rispetto agli altri ma comunque di facile ascolto e adatto all’album. A seguire “Outlaws”, molto simile alla precedente ma dai toni più spenti, probabilmente la meno bella dell’album.

La traccia numero sei è “Bouncing Off the Wall”, che riporta un po’ di energia al disco attraverso un sound che ricorda molto “Know Your Enemy”, somiglianza che può solo far bene.

Successivamente abbiamo “Still Breathing”. Ecco, qui finalmente c’è qualcosa di nuovo, direzionato verso il pop-rock degli ultimi anni è molto probabilmente l’inizio di quella che sarà la svolta commerciale della band. Visto che anche questa sta scalando le classifiche, la risposta del pubblico sembra chiara.

La traccia numero otto è “Youngblood”, un pezzo in cui possiamo vedere come il vecchio sound Green Day possa sposarsi bene con la maturità raggiunta dalla green-dayband. Anche questa probabilmente può essere un ottimo strumento di transizione.

Al numero nove abbiamo “Too Dumb to Die”. Arctic Monkeys, Blur, The Fratellis, siete voi? Un singolo in pieno stile rock-alternative anni ’90/2000 dal semplice ascolto e dallo stile piacevole.

A seguire, il singolo “Troubled Times”, un’altra traccia che rientra pienamente nelle sperimentazioni del b-side. La sensazione è di ascoltare qualcosa di già sentito. “While My Guitar Gently Weeps” dei Beatles vi dice nulla?

La traccia numero undici è “Forever Now”, Green Day e basta, niente di più e niente di meno.

A concludere l’album spunta “Ordinary World”, la classica traccia lenta chitarra e voce tipica della band (vedi “Good Riddance”). Sicuramente molto apprezzata, sarà un ottimo modo per chiudere i live, prima del bis ovviamente.

TRACKLIST

Side 1

1. “Somewhere Now”;

2. “Bang Bang”;

3. “Revolution Radio”;

4. “Say Goodbye”;

5. “Outlaws”;

6. “Bouncing Off The Wall”;

Side 2

7. “Still Breathing”;

8. “Youngblood”;

9. “Too Dumb To Die”;

10. “Troubled Times”;

11. “Forever Now”;

12. “Ordinary World”.

 

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Simone Schillaci

Studente di Scienze della Comunicazione presso l'università Roma Tre. Appassionato di musica sin da piccolo, si distingue dai suoi coetanei per l'ascolto di generi musicali che vanno dall'Hard Rock al Progressive Rock, prediligendo la cultura musicale anni '70 e '80. Videomaker nel tempo libero e appena avviato alla carriera giornalistica, collabora con il canale YouTube di informazione sociale “Roma Breaking Videos” insieme ad altri studenti dell'università. COLLABORATORE SEZIONE MUSICA

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