#RomaCinemaFest: Land of Mine, una perla

Una storia inedita e mai raccontata diventa un film. Arriva dalla Danimarca, e nelle sale italiane ufficialmente il 24 marzo 2016, Land of Mine (tradotto erroneamente in italiano in “Sotto la Sabbia“), l’ultima fatica del regista danese Martin Zandvliet (“Applaus“, “Teddy Bear“), presente nella Selezione Ufficiale della decima Festa del Cinema di Roma. La pellicola ricalca la storia vera dei fatti che accaddero in Danimarca nel 1945, subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. A quell’epoca, sotto la sabbia delle coste scandinave, vi erano migliaia di mine antiuomo pronte ad esplodere, dolce regalo dell’occupazione tedesca. I nazisti, infatti, avevano preparato a fondo la contromisura per lo sbarco degli Alleati.Land-of-Mine 4

Lo sbarco però, come c’insegna il passato, si consumò sulle coste della Normandia. La liberazione cambiò così le carte in tavola; i soldati tedeschi si ritrovarono di colpo dalla parte dei prigionieri, con lo stato danese che decise di sfruttare quell’immensa forza lavoro – la Germania aveva inviato tantissimi uomini in Danimarca durante il quinquennio bellico – per disinnescare le bombe inesplose in riva al mare. La metà di quei soldati non tornò mai più a casa.

Land of Mine è quindi la fotografia di una crudeltà vendicativa, una vendetta disumana sconosciuta ai più. Nel film la trasposizione della vicenda prende forma attraverso l’unità un manipolo di ragazzi, giovani soldati tedeschi forse nemmeno maggiorenni, e il capo della sezione, il duro sergente danese Carl.

SINOSSI.

Siamo in Danimarca, come detto, nel 1945. La guerra è finita da una manciata di giorni e le forze danesi si ritrovano a dover scortare i tantissimi soldati tedeschi rimasti nella loro terra. In poche settimane il destino della nazione è cambiato. L’incubo è terminato, i nazisti non fanno più paura: ora sono loro i sottomessi. In questo contesto spicca il sergente Carl (Roland Moller), che appare da subito assetato di vendetta; emblematica, in questo senso, la scena iniziale del film, nella quale l’ufficiale danese riduce in brandelli uno dei soldati tedeschi agli arresti. Tutto questo solo perché aveva osato guardarlo.

Con tali premesse si arriva velocemente al punto. A Carl viene assegnata un’unità di giovani soldati nazisti, poco più che adolescenti, e una porzione di costa da bonificare; quei quattordici ragazzi dovranno disinnescare, dopo un brevissimo periodo di apprendistato, migliaia e migliaia di mine. Al termine del duro lavoro – per il quale si stimano circa tre anni – potranno tornare in patria e riabbracciare le rispettive famiglie. Inutile dire che il rischio è altissimo e che, inevitabilmente, più di qualcuno non ce la farà. Qui però entra in gioco il duro sergente Carl, che sarà l’ago della bilancia di una storia drammatica ma allo stesso tempo piena di speranza. Un repentino passaggio dalla guerra al ritorno della vita, nel quale subentrano tutti i traumi di un passato terribile e dal quale non si può fuggire.

LAND OF MINE: UNA PERLA.

Si può tranquillamente affermare che Land of Mine rientra tra le dolci sorprese di questa decima Festa del Cinema. La storia si classifica, per forza di cose, nel genere film di guerra, dato il contesto a priori. La realtà poco conosciuta e la vicenda intrinseca della pellicola, però, donano alla trama dei risvolti nuovi, originali e allo stesso tempo intelligenti. La dicotomia nazisti-prigionieri viene qui ribaltata, lo spettatore non ha la risposta pronta e l’episodio raffigurato – l’unità capitanata dal sergente Carl – slega il film da un semplice collocazione temporale (post guerra). LAND OF MINE 2L’isolamento diventa così fondamentale per capire fino in fondo una vicenda che parte dal particolare, il sergente e i ragazzi, per riflettere poi sul generale, il dopoguerra, le ripercussioni sulla mente del sottomesso, la realtà danese, la rinascita.

Inoltre sono ammirevoli la carica emotiva dei quattordici ragazzi e l’ottima direzione di Zandvliet, mai banale nello svolgimento e alle volte anche crudele con gli occhi dello spettatore. Emblematico in tal senso l’episodio dello scoppio di una mina, della quale è vittima uno dei ragazzi, che regala uno dei momenti più drammatici e allo stesso tempo intensi dell’intero film. In quest’ottica rientra anche il processo interiore del sergente Carl, il quale, attraverso la propria coscienza, capirà la differenza tra sottomissione, vendetta e remissione, e si ritroverà a fare i conti con la propria integrità.

Una storia disumana vera che esce, quindi, dalla realtà ordinaria e raccontata del dopoguerra. In ciò s’apprezza anche l’ambientazione, vale a dire la bellezza delle coste danesi, che rispecchia anche una certa solitudine – diversa dalla calma della pace – decisamente in linea con il contesto. Land of Mine è a suo modo una perla.

 

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Emanuele Di Baldo

Classe 1992, originario di Albano Laziale, consegue la maturità scientifica nel 2011 e nello stesso periodo inizia a collaborare con varie testate di livello locale. Sempre dal 2011 studia "Lettere Moderne" all'Università La Sapienza di Roma e diventa speaker ufficiale e blogger della web radio www.radioliberatutti.it, nella quale conduce un programma sportivo, a cadenza settimanale, dal nome "Sport 43". Dal 2013 scrive periodicamente per giornali cartacei come "VelletriOggi", "Il Corriere Tuscolano" e "Il Caffè dei Castelli Romani", con articoli che variano dalla cronaca all'attualità, dallo sport alla politica, passando per cultura e spettacolo. Appassionato, a volte maniacale, di sport, cinema, musica e motociclette, è cresciuto con la voglia di scrivere di ciò che più lo attira. VICEDIRETTORE DI WILD ITALY

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