Tor Bella Monaca, oltre il degrado anche gli sprechi

Prima di fermarsi ad Eboli molto probabilmente Cristo fece sosta a Tor Bella Monaca, si accorse che non era cosa buona e giusta e ripartì, alla volta del Mezzogiorno. Ecco, Tor Bella Monaca. Per chi non la conosce è un quartiere della periferia est della Capitale, a ridosso del Grande Raccordo Anulare e della Via Casilina. Per chi già la conosce e ci vive da sempre, invece, sa che DSC05739prende il nome da una torre di proprietà di un tal Pietro Monaca, signorotto di una famiglia vissuta nel 1300. Ma sa anche che è terra ricca di disagi e punti interrogativi, dove la maggior parte delle strade sono costellate da buche che si allargano sempre più fino a diventare crateri ogni qualvolta un acquazzone si abbatte sulla città (in quel caso le auto sono costrette a fare lo slalom in pieno stile sciistico per non rischiare di danneggiare una ruota o, peggio, il conducente), dove la sporcizia, specialmente in alcuni punti focali della borgata, regna sovrana e per non parlare dei muri ricoperti da graffiti che sembrano dare un’identità forte e chiara alla zona famosa, oltretutto, per l’abusivismo e le case popolari che la circondano da circa mezzo secolo.

E poi ci sono i lati oscuri, quei particolari che riescono a sfuggire anche agli occhi più attenti degli abitanti di Tor Bella Monaca, che sarebbe bene soffermarsi e spenderci qualche riga: le opere incompiute e abbandonate al loro triste destino. Qualcuno di voi già starà pensando a qualcosa di simile alla Vela di Calatrava di Tor Vergata o a qualche altro mostro in ferro e cemento buttato lì e mai terminato. Dimenticatevi tutto questo.

Oggi focalizziamo l’attenzione su due strutture. Siamo in Via Santa Rita da Cascia, una strada che presenta sul lato destro un parcheggio, teatro il giovedì e il sabato mattina del mercato popolare, e sul lato sinistro una schiera di quattro palazzoni, le cosiddette torri, simboli del quartiere e del sopracitato abusivismo edilizio. Al loro fianco, all’interno di un giardinetto, fa capolino un capannone in pessimo stato. Si tratta di un fabbricato in ferro che, fino agli inizi degli anni duemila, veniva utilizzato come luogo di ritrovo pomeridiano per i pensionati e dotato, peraltro, di un bocciodromo. Poi, all’improvviso, qualcosa andò storto e oggi non è altro che un cumulo di rifiuti e una baracca pronta a crollare da un momento all’altro.

Inizialmente una delegazione di cittadini si era offerta nel ripulirlo tutto a loro spese ma l’ex VIII Municipio, adesso VI, gli voltò le spalle. Facendo un rapido sopralluogo abbiamo incontrato il signor Luigi, ex falegname ottantenne, che passeggiando con il proprio cane ci racconta: “Ho frequentato questo posto per circa una decina di anni e nell’ultimo periodo, prima che tutto si riducesse così, non saltavo nemmeno un pomeriggio. Per fortuna – aggiunge – che di piste per giocare qui nei dintorni non mancano. Purtroppo la Circoscrizione (il Municipio) non ci sente…”. Ad oggi, come ci riferisce Valter Mastrangeli assessore ai Lavori Pubblici, il destino del capannone passa per un bando di assegnazione indetto dal Dipartimento Periferie, ente del Comune di Roma, che al momento risulta occupato da un extracomunitario. Quindi è tutto in stand-by ma con parecchie nuvole all’orizzonte.DSC05751

La seconda struttura, invece, non è distante da quella sopracitata. Basta percorrere un paio di centinaia di metri a piedi per imbattersi, ben nascosto dagli alberi, in un edificio incompleto antistante la scuola. Ci troviamo a Via Merlini, qualche anno fa dovevano iniziare i lavori per realizzare un centro anziani, per poi cambiare idea e trasformarlo in una biblioteca. Come ci spiega Mastrangeli che, peraltro, si è preso la briga di mettere mano alla situazione subito dopo il suo insediamento in Municipio: “Una volta terminato l’idea è quella di aprire un centro polifunzionale, che non si dedichi solo ed esclusivamente agli anziani ma che sia uno spazio rivolto ad attività varie”. Per costruirlo, e stiamo parlando di qualche lustro fa, è stata spesa la somma di 300.000 euro.

Intervenne anche l’ex sindaco Gianni Alemanno che promise che i lavori sarebbero ripresi nel giugno del 2011. Poi, però, arrivò la fine del suo mandato a discapito dell’attuale Ignazio Marino e da allora è tutto fermo. Adesso il destino del futuro centro polifunzionale è nella competenza di Valter Mastrangeli ma il processo di riqualificazione di Tor Bella Monaca passa per questi due dettagli e da una novità, annunciata dalla Giunta capitolina ad inizio agosto e citata qualche settimana fa dalle colonne del nostro giornale, che i residenti avranno il piacere (si spera) di scoprire solo nel 2016, ovvero la costruzione di una pista ciclabile che collegherà la chiesa di Santa Maria del Redentore a Tor Vergata, in occasione del Giubileo. 

Sarà il via per la rinascita di questo quartiere?

 

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Valerio Pizziconi

Nato a Roma nel 1989. Dopo aver conseguito la maturità in ragioneria, vista la sua passione per la scrittura frequenta la facoltà di Lettere e Filosofia all’Università di Tor Vergata con indirizzo lingue straniere abbandonando, però, gli studi dopo tre anni. Nel 2013 un'enorme opportunità bussa alla sua porta: quella di scrivere per un giornale. Inizia così una collaborazione con Il Corriere laziale, occupandosi principalmente di calcio giovanile e dilettantistico locale. Fra le sue passioni, oltre alla già citata scrittura, spiccano la poesia, la musica folk e i viaggi. Dal 18 giugno 2015 è iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti del Lazio. COLLABORATORE SEZIONE CRONACA E POLITICA

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