Turchia e Russia, le vere motivazioni dietro lo scontro

Da quel maledetto 24 novembre, data dell’abbattimento del jet russo da parte dell’aviazione turca, i toni fra Ankara e Mosca si sono fatti sempre più accesi e ora iniziano a preoccupare non solo l’UE, ma anche la NATO, con il presidente americano Barack Obama in prima fila a cercare di fare da mediatore fra i due Paesi.

I PRECEDENTI

Fonte: lindro.it
Fonte: lindro.it

Già poco più di un mese fa la NATO aveva espresso la sua preoccupazione riguardo le azioni militari della Russia in Siria per la sistematica violazione aerea dello spazio turco e i bombardamenti che ufficialmente sono rivolti contro le postazioni dell’Isis, ma che in realtà, sostiene l’Alleanza atlantica, attaccano anche i ribelli dell’opposizione che combattono lo Stato Islamico e i civili innocenti.

“I media d’informazione internazionale stanno mettendo in atto una potente campagna informativa antirussa per distorcere gli obiettivi dell’operazione militare russa in Siria”, aveva affermato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. Ma, propaganda anti-russa o meno, certo è che l’alleanza di guerra tra il Cremlino e il presidente siriano Bashar Al-Assad è un fatto inequivocabile, che gioca un peso non poco importante nello scacchiere delle alleanze internazionali.

LA SIRIA: UN PAESE STRATEGICO

La Siria è da sempre al centro degli interessi economici e geo-politici delle potenze occidentali, sia per la sua posizione strategica e che per la presenza di ricchi giacimenti petroliferi. Questo complica ancor di più la situazione già calda di questo Paese, rendendola estremamente incandescente. Ogni potenza ha interessi diversi e specifici in Siria e i sistemi di alleanze che si vengono a formare sono sempre fragili e temporanei, poiché nascondono forti interessi privati ed egoistici.

L’obiettivo principale della Russia è quello di difendere dalle milizie turcomanne Bashar Assad, osteggiato dalla Francia di Hollande, assieme alla Turchia di Erdogan e all’Arabia Saudita. Gli Stati Uniti, in questo scenario incredibilmente complicato, finora si sono mantenuti su una posizione abbastanza neutrale, anche se continuano ad armare i miliziani curdi, che combattono da anni per il riconoscimento della loro indipendenza, prima solo contro l’intransigente Turchia e ora anche contro le milizie dell’Is, a fianco dei peshmerga iracheni. Ma i curdi non possono più ritenersi solo un problema circoscritto alla Turchia e ai suoi confini limitrofi, poiché il loro schieramento contro il regime di Assad sta mettendo in crisi l’alleanza politica tra Damasco e il Cremlino,  impegnato, quest’ultimo, a sostenere militarmente la Siria.

Putin ed Erdogan. Fonte: linkiesta.it
Putin ed Erdogan. Fonte: linkiesta.it

CRESCITA DELLA TENSIONE INTERNAZIONALE

Dopo l’abbattimento del Sukhoi 24 russo, la tensione fra Turchia e Russia è arrivata alle stelle. Prima Putin ha definito l’accaduto “una pugnalata alle spalle inferta dai complici dei terroristi“, accusando apertamente la Turchia di sostenere l’Is nella sua lotta contro i curdi, poi è passato ai fatti. Mosca ha così deciso di dispiegare l’incrociatore Moskva nelle acque al largo della città siriana di Latakia, che ospita la principale base russa nella zona. Il ministro della difesa Shoigu ha annunciato che nella stessa base verrà dislocato anche il sistema missilistico antiaereo S-400. In Siria è stata inviata anche un’altra batteria di sistemi missilistici terra aria S-300. Qualsiasi contatto militare tra i due paesi è stato sospeso. Il ministero degli Esteri turco ha sconsigliato ai propri cittadini di visitare il paese per motivi turistici o altri scopi.

È il 2 dicembre quando il ministero della Difesa russo attacca pubblicamente il presidente turco e la sua famiglia, accusandoli di scambiare armi e mezzi militari in cambio del petrolio proveniente dai territori occupati dell’Isis in Siria e Iraq. Dalle tre vie individuate dalla Difesa russa, lungo le quali viene convogliato verso la Turchia il petrolio rubato in Siria e Iraq dall’Is, passano 200mila barili al giorno, un quantitativo dal quale i jihadisti ricavano due miliardi di dollari l’anno. La replica di Erdogan non tarda ad arrivare: “Nessuno ha il diritto di calunniarci”, aggiungendo che sarebbe pronto a dimettersi in caso le accuse di Mosca si rivelassero fondate. Gli Stati Uniti esprimono dissenso nei confronti delle parole e delle prove presentate da Russia, ribadendo la loro vicinanza al governo turco e sottolineando il suo diritto a difendere il proprio territorio in caso di reale minaccia, come accaduto nell’episodio del jet abbattuto.

Intanto Bruxelles ha deciso di versare nelle casse turche 3 miliardi di euro. La motivazione ufficiale consiste nel fornire aiuto ad Ankara nell’affrontare la crisi dei rifugiati sul suo suolo nazionale, arrivati a 2,2 milioni. Quella ufficiosa, ma ben evidente, è pagare la Turchia per fungere da “tappo” ai flussi di emigrazioni incontrollate in Europa. Un’arma, questa, che nelle mani della Turchia, potrebbe fungere da arma di ricatto nei confronti dei paesi europei.

Il ministro degli Esteri Gentiloni e il suo omologo Usa, John Kerry
Il ministro degli Esteri Gentiloni e il suo omologo Usa, John Kerry

Nel frattempo, alla riunione dei ministri degli Esteri della NATO del 2 dicembre, il segretario generale Stoltenberg ha annunciato l’invito all’ingresso del Montenegro nell’Alleanza atlantica come 29esimo Paese membro. Un passo di espansione nei Balcani Occidentali, dopo l’adesione di Croazia ed Albania nel 2009, che ha trovato ovviamente una forte opposizione da parte della Russia. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha detto che “la continua espansione del Trattato del Nord Atlantico verso est potrebbe portare a misure di ritorsione da parte Russia”.  Ma dopo le rassicurazioni del Ministro degli Esteri Gentiloni e del suo omologo Usa John Kerry sul fatto che l’entrata del Montenegro nella Nato non costituisce una manovra contro la Russia, il Cremlino ha annunciato di essere disposto a riprendere la collaborazione.

Nel discorso alla nazione del 3 dicembre il presidente russo Vladimir Putin ha però rinnovato le accuse ad Ankara e ha aggiunto: “La cricca al governo in Turchia continuerà a pentirsi di ciò che ha fatto, non se la caverà con i pomodori”. E non è un caso che poco dopo sia arrivata la notizia della sospensione dei negoziati per il gasdotto russo-turco “Turkish Stream”. Anche stavolta la replica di Erdogan non si è fatta attendere, annunciando di avere prove del coinvolgimento della Russia nel contrabbando di petrolio dell’Isis in Siria.

SULL’ORLO DELLA TERZA GUERRA MONDIALE?

Insomma un rimpallo di accuse continuo, una serie di minacce e poi di sanzioni commerciali ed economiche crescenti, una tensione palpabile nell’aria. Una cosa è certa: tutti i leader e le organizzazioni internazionali predicano la necessità  urgente di un’intesa comune per la lotta al terrorismo, ma, nei fatti, nessuno di loro sembra voler arretrare di un passo dalle proprio posizioni. In particolare, i presidenti turco e russo, ostinati entrambi a perseguire i propri obiettivi e ambizioni personali: di espansione della sua sfera d’influenza politico-ideologica il primo, di controllo del territorio e delle sue risorse, il secondo.

Così, oltre alla minaccia concreta e tuttora presente dell’Isis, ora per l’Occidente se ne aggiunge anche un’altra, forse più preoccupante: la possibilità, non più così remota, dello scoppio di una guerra di dimensioni globali. Una vera e propria Terza Guerra Mondiale. La nostra ultima speranza è che alla violenza e alla distruzione i leader mondiali preferiscano l’uso del dialogo e della diplomazia internazionale per evitare che la situazione precipiti irrimediabilmente.

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Alessandro Mancini

Nato nel 1993 a Roma, studia Lettere moderne presso l'Università degli Studi di Roma tre. Persona eclettica e curiosa, da sempre appassionato di scrittura e lettura, coltiva il sogno di diventare giornalista. Gestisce anche un blog personale: http://aleftsworld.wordpress.com/ . COLLABORATORE SEZIONE ESTERI

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