Unioni civili, tra cifre ballerine e poca uguaglianza

Unioni civili? Secondo il Corriere della Sera sul ddl Cirinnà i numeri ci sarebbero: passerebbe in Senato con una maggioranza di tutto rispetto (181 favorevoli, contro 140 contrari). Sperando che questa notizia sia vera e non una ricostruzione nata da un una visione troppo ottimistica, è importante fare il punto della situazione su alcuni aspetti di tutta la querelle in corso.

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Il dietrofront di Grillo.

La libertà di coscienza permessa da Grillo, vero e proprio lasciapassare per affossare la legge e mantenere l’elettorato di destra secondo diversi commentatori, non inciderebbe più di tanto all’interno degli equilibri parlamentari. Trenta senatori si schiererebbero per il sì, due per il no. Trenta è anche il numero dei parlamentari dem che invece voteranno contro. Se queste cifre dovessero rivelarsi reali alla prova dei fatti, sarebbe il M5S a riequilibrare il niet dei cattolici alle unioni tra persone dello stesso sesso. Dato politico importante, con delle conseguenze non di poco conto.

Le responsabilità del Pd.

La mossa di Grillo porta il Pd allo scoperto. Provando a farlo cadere sulla sua coerenza: riuscirà, infatti il partito di Renzi a gestire la partita sui diritti LGBT senza l’ombrello dei grillini? Ne avrà l’autorevolezza? Riuscirà a imporsi sugli alleati e sulle fronde interne, come ha già fatto per altri provvedimenti? Domande cruciali sulle cui risposte staremo a vedere. Secondo molti, quella del comico genovese è una mossa da squalo della politica. Peccato che sia tutta giocata sulle nostre vite.

Il disagio dei senatori 5S.

Grillo, d’altro canto, ha messo in seria difficoltà il suo gruppo parlamentare. Quella scelta rischia di lasciare, agli occhi dell’opinione pubblica, il Pd come unico vincitore sul campo. Se il ddl dovesse passare, ovviamente e come auspicato. “Non saremo la stampella di Renzi sul ddl Cirinnà”, tuonano i sostenitori sui social network. Ma di fatto, si rischia di regalare una vittoria nettissima ai propri avversari. L’alternativa, come già detto, è quella di far scivolare Renzi sui diritti di milioni di persone. E pare che tale prospettiva, oltre l’aver vanificato mesi di lavoro, abbia suscitato non pochi mal di pancia dentro lo stesso MoVimento. Anche qui, staremo a vedere.

La reazione della comunità LGBT.

Spaccata, anche al suo interno, la gay community tra chi vuole comunque una legge, anche a rischio di avere un provvedimento del tutto depotenziato (e pare che Ncd voglia chiedere modifiche sostanziali anche su altri punti della legge) e chi invece reputa il ddl Cirinnà come massima mediazione al ribasso. Vorrei far notare, a questo punto, che dentro i settori del Pd – gay renziani in primis – è già pronto il mantra del “almeno con noi la legge è arrivata in Senato”, a prescindere da quello che accadrà. Una comunità degna di questo nome dovrebbe rigettare in toto questa lettura: il punto non è quello di avere un contentino, a discapito della dignità delle nostre vite, delle nostre relazioni e della nostra prole.

Il punto fondamentale è quello di avere una legge che dia delle garanzie solide almeno su quei diritti già garantiti dal matrimonio e sulla tutela dei figli. Il tempo delle mediazioni è già finito. Se il Pd non saprà garantire questo minimo sindacale – dopo aver imposto un ddl nato già vecchio, per venire incontro alle perplessità del paese e della classe politica (approccio questo già di tipo omofobico di per sé, in quanto una legge si fa per dare diritti e non per rassicurare chi quei diritti non li vuole) – sarà sua unica responsabilità.

Se la legge dovesse passare, in pratica, bisognerà lavorare un minuto dopo la sua approvazione per correggere un provvedimento che sana una discriminazione (la totale assenza di tutele) imponendone altre (attraverso una legislazione speciale che ci definisce come non famiglie e a diritti parziali). E solo il matrimonio egualitario potrà garantire la piena parità di trattamento. Lì vedremo quanto sarà in grado la classe politica di andare oltre i propri pregiudizi, tutti palesi.

Se non dovesse passare sarà per gli umori di Grillo e, soprattutto, per l’ignavia del Pd che non ha una cultura politica dell’uguaglianza per tutte le componenti sociali. Tertium non datur.

 

Dario Accolla

Scrittore, insegnante e attivista LGBT. Appassionato di Linguistica Italiana e Gender studies, ha un dottorato in Filologia moderna, un blog, Elfobruno, e scrive per Il Fatto Quotidiano, Pride e Italialaica. Ha pubblicato i saggi I gay stanno tutti a sinistra – Omosessualità, politica, società (Aracne, Roma 2012) e Omofobia, bullismo e linguaggio giovanile (Villaggio Maori, Catania 2015); ha curato con Andrea Contieri la raccolta di contributi Mario Mieli trent’anni dopo (Circolo Mario Mieli, Roma 2013) e per la narrativa ha pubblicato Da quando Ines è andata a vivere in città (Zona, Arezzo 2014). BLOGGER DI WILD ITALY

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