Varato il nuovo Codice degli appalti: cosa cambia?

Semplificazione, trasparenza, lotta alla corruzione e qualità. Sono queste per Graziano Delrio (Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti) le parole chiave del nuovo Codice degli appalti, approvato la settimana scorsa in prima battuta dal Consiglio dei ministri. Un altro provvedimento in linea con la vecchia retorica renziana: snellire, velocizzare e rottamare il superfluo. Ne è la prova e il simbolo la presenza del premier di fronte al cantiere della Nuvola di Fuksas a Roma, proprio nello stesso giorno della presentazione del decreto legislativo, ad annunciare una nuova stagione nella gestione degli appalti.

Il testo entrerà in vigore il prossimo 18 aprile, data termine per recepire le indicazioni in merito di Bruxelles ed entro il quale dovrà raccogliere il favore delle Commissioni parlamentari, del Consiglio di Stato e della Conferenza Unificata, per essere poi definitivamente approvato dal Parlamento. Sostituirà il vecchio Codice (che risale al Decreto legislativo n.163 del 2006 ed al relativo regolamento attuativo del presidente della Repubblica n.207 del 2010) passando dai 660 articoli e 1500 commi di quest’ultimo ai circa 217 articoli della nuova legge. Una bella sforbiciata in un paese dove la burocrazia pesa come un macigno, sembrerebbe.

IL VECCHIO CODICE

Fonte: www.impresedilinews.it
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Ma andiamo con ordine. Il Codice degli appalti, o meglio, il Codice dei contratti pubblici, delle forniture e dei servizi è una normativa unificata per l’assegnazione e la concessione dei lavori ad operatori pubblici e privati, con conseguenti regole e controlli necessari.

Fu emanato in attuazione di una serie di direttive dell’Unione Europea per stabilire principalmente:

1) Le caratteristiche che devono possedere le stazioni appaltanti (pubblica amministrazione o altro soggetto di diritto che affida appalti pubblici di lavori, forniture o servizi) e le centrali di committenza (stazioni appaltanti che gestiscono le gare per conto di Enti pubblici, che sono a sua volta soggetti che svolgono l’interesse pubblico in parziale autonomia dallo Stato);

2) I requisiti obbligatori per gli operatori, cioè i soggetti pubblici o privati che partecipano alle gare d’appalto (con tanto di verifica tramite dichiarazioni bancarie, bilanci d’impresa, fatturati, descrizione e campionatura delle attrezzature);

3) Le modalità (basate su punteggi accumulati in relazione ad una serie di qualità dell’operatore) competitive (al massimo ribasso o al minimo rialzo) o non competitive da seguire per affidare i contratti.

Per rendere efficienti i lavori, infine, fu previsto l’obbligo di pianificazione triennale degli interventi e la nomina di un responsabile del procedimento amministrativo per coordinare le fasi dell’affidamento dell’appalto e garantirne la trasparenza.

LE MODIFICHE E LE NOVITA’

Oggi il Codice viene rivisto con l’obiettivo di garantire definitivamente tempi certi, piena legalità e la giusta coniugazione di prezzo e qualità, annettendo inoltre nuove direttive europee, per rendere l’Italia efficiente in questo ambito come i vicini paesi occidentali.

Cosa cambia? Vediamolo nel dettaglio in 10 punti, grazie all’aiuto del sito Leggioggi:

Fonte: www.ilquotidianodellapa.it
Fonte: www.ilquotidianodellapa.it

1) Arriva una cabina di regia presso la presidenza del Consiglio dei Ministri per la verifica dello stato di attuazione delle normative previste nel decreto e la modifica di quest’ultime, con la possibilità di promuovere accordi, protocolli di intesa, convenzioni, anche con associazioni private, per agevolare la trasparenza bancaria delle opere pubbliche.

2) Viene rafforzato il ruolo dell’Anac (l’Autorità nazionale anti corruzione presieduta da Raffaele Cantone) chiamata a redigere atti di indirizzo come linee guida, bandi e contratti tipo e una serie di strumenti di regolamentazione “leggeri” per supportare l’interpretazione e l’applicazione del Codice. Il tutto avverrà in collaborazione con i ministeri, per impedire corruzione e procedure oscure.

3) Le stazioni appaltanti potranno concedere appalti in via autonoma per i servizi sotto i 40mila euro e per i lavori sotto i 150mila euro. Sopra questa soglia interviene il controllo dell’Anac. I criteri su cui si basa la certificazione sono 4: strutture organizzative stabili, presenza di dipendenti con specifiche competenze, sistemi di formazione e aggiornamento, numero di gare svolte nel triennio. Inoltre particolari caratteristiche considerate con più rilevanza sono: l’ attuazione di misure di prevenzione contro la corruzione, sistemi di gestione in qualità di uffici e gare, tecnologie telematiche nella gestione delle gare, applicazione di criteri di sostenibilità ambientale e sociale. La Pubblica Amministrazione, infine, potrà a sua volta controllare le imprese investite della concessione dimostrando eventuali illeciti, carenze, falsi.

4) Il criterio guida nell’aggiudicazione degli appalti rimane l’offerta economicamente più vantaggiosa, ma conterà di più la valutazione tecnica, che può essere affidata ad una commissione istituita dall’Anac. Il criterio del massimo ribasso viene così superato, per rimanere valido solo in alcuni casi specifici: lavori di costo pari o inferiore ad un milione di euro (comunque sottoposti ad un minimo di controllo qualitativo) e i servizi e le forniture di importo inferiore alla soglia comunitari con elevata ripetitività, esclusi quelli tecnologici o innovativi.

Fonte: www.confapi-milano.it
Fonte: www.confapi-milano.it

5) Viene specificato lo spazio di conflitto d’interesse: si realizza quando il personale di una stazione appaltante o prestatore di servizi interviene nella gara d’appalto influenzandone l’esito a partire da interessi finanziari, economici e personali che lo rendono imparziale. Questo rientra poi tra i controlli a cui è soggetta la stessa P.A.

6) Si prevede una nuova disciplina per le concessioni (l’atto amministrativo con cui la P.A.consente l’utilizzo di risorse e attività riservate ai pubblici poteri ad un concessionario), definite contratti di durata in cui l’operatore beneficiario assume il rischio operativo (l’eventuale non recupero degli investimenti e dei costi sostenuti), ma uniformate ai prezzi di mercato (come non avveniva in precedenza). Inoltre l’80% dei contratti superiori a 150mila euro devono essere affidati obbligatoriamente tramite gara.

7) Vengono stabiliti tre livelli di progettazione: progetto di fattibilità tecnica ed economica, progetto definitivo e progetto esecutivo (sottoposto a gara). In questo modo si tenta di limitare le varianti in corso d’opera, i ritardi e i relativi prezzi gonfiati. La pianificazione, inoltre, deve assicurare il soddisfacimento dei bisogni della collettività, tra cui si specifica: la qualità architettonica e tecnico-funzionale delle opere, un limitato consumo del suolo, il rispetto dei vincoli idrogeologici e l’efficientamento energetico. Vengono inoltre previste più indagini geologiche, geognostiche ed archeologiche preliminari.

8) Viene recepito il documento di gara unico europeo per la partecipazione alle gare, modello formulario approvato dall’U.E. lo scorso gennaio con lo scopo di ridurre il numero di certificati da presentare alla stazione appaltante. Entro il 18 aprile 2018 il documento dovrà essere fornito esclusivamente on-line. Si auspica poi (senza termini o sanzioni) la digitalizzazione di tutte le gare, che deve però garantire l’equità nella scelta finale.

Fonte: www.edilportale.com
Fonte: www.edilportale.com

9) Si tenta di ridurre l’alto numero di controversie (ricorsi al Tar, tribunale amministrativo regionale) attraverso vie alternative: l’accordo bonario (in cui decide una commissione di 3 esperti), il collegio consultivo tecnico (organo composto da 3 soggetti neutrali), la transazione (un contratto di pacificazione), l’arbitrato (affidamento ad un soggetto terzo senza procedimento giudiziario), la Camera arbitrale e il parere pre-contenzioso dell’Anac.

10) In merito al subappalto si stabilisce l’indicazione da parte della stazione appaltante di 3 subappaltatori per ogni categoria di lavori. Le imprese che ricevono il subappalto saranno controllate dal titolare dell’appalto, che dovrà impegnarsi a garantire il rispetto dei requisiti di qualificazione. Se il contratto poi lo consente la stazione appaltante deve pagare direttamente i subappaltatori, previa verifica della regolarità dei conti dell’azienda. Resta infine dubbia (non è chiaro se verrà eliminata o meno) l’abolizione dell’obbligo di non superare il 30% dei lavori in subappalto per chi vince una gara pubblica.

LE CRITICHE

Proprio in merito a quest’ultimo punto si scatenano le critiche dei sindacati. Il segretario confederale della Cgil, Franco Martini, si dichiara preoccupato per l’eventuale stralcio dei limiti. “Non vi è ancora alcuna certezza sulla stesura definitiva e sulla coerenza con quanto previsto nella legge delega – ha sottolineato – ma è necessario garantire la tutela dei lavoratori in subappalto, in quanto una norma di flessibilità che limita il ricorso a questo strumento non può trasformarsi in una deroga totale al suo utilizzo”.

A chiarire la criticità è Salvatore Lo Balbo della Fillea (gli edili della Cgil): “E’ stranoto – sostiene – che lo strumento che i clan utilizzano per entrare nei cantieri pubblici è proprio il subappalto. Il rischio è che la determinazione nel voler semplificare le procedure, possa rendere più agevole l’infiltrazione di aziende in odore di criminalità negli appalti pubblici”. La sua posizione è condivisa anche da Uil e Cisl, che denunciano inoltre una possibile frammentazione delle imprese edili con ripercussioni sulla qualità del lavoro.

Il Presidente dell'Anac, Cantone, e Matteo Renzi. Fonte: formiche.net
Il Presidente dell’Anac, Cantone, e Matteo Renzi. Fonte: formiche.net

Per questo i vertici di tutt’e tre i sindacati vogliono vederci chiaro e aspettano il testo definitivo. Rimangono critici, però, anche per la norma che limita al 20% le concessioni autostradali senza gara, che rischia di tradursi in una perdita di 2mila posti di lavoro (motivo per cui è stato indetto uno sciopero l’11 marzo) e sull’affidamento del controllo al solo Anac (non considerando la collaborazione annuale tra sindacati, prefetture e Casgo, comitato di coordinamento per l’alta sorveglianza delle grandi opere).

All’Ance (l’Associazione nazionale edili), invece, non piace il pagamento diretto ai sub-appaltatori e la mancanza di un vero sistema anti-corruzione per le gare riguardanti i contratti sotto i 150mila euro. Mentre dalle pagine del settimanale l’Espresso arriva la delusione per il mancato inserimento nel decreto dell’obbligo delle “White List” (liste pulite certificate dalla prefettura in cui inserire le aziende che vogliono lavorare nel settore pubblico), su cui, nonostante il veto dell’Anac (che le ha dichiarate indispensabili), non esiste ancora una normativa specifica.

L’OK DI CANTONE

A tessere le lodi del nuovo Codice è naturalmente il ministro Delrio (che sottolinea la fine del massimo ribasso, le norme per le concessioni, il rischio operativo e la riduzione dei contenziosi), ma un commento molto positivo arriva anche da Raffaele Cantone, che lo descrive comeuna piccola rivoluzione copernicana nel sistema degli appalti nel nostro paese”.

“Da sola – ha poi aggiunto il presidente dell’Anac – una legge non è in grado di risolvere i problemi e anche questo codice  non avrà un effetto salvifico, ma alcune novità le porta, anche nel provare a evitare uno dei rischi principale degli appalti, il rischio di corruzione“.

Ora si attende soltanto la pubblicazione definitiva del testo.

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Giacomo Andreoli

Nato a Roma nel 1995, dopo aver conseguito la maturità scientifica, si è laureato in Filosofia presso l'Università degli Studi Roma 3. Articolista di cronaca e politica per il litorale romano, si interessa particolarmente di Ostia e Anzio. Gestisce un blog: https://ilblogdelleidee.wordpress.com/. INTERNI ED ESTERI

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